Lancia in resta, con la Carta delle Nazioni Unite in mano, Pedro Sanchez cavalca la “ribellione spagnola” lanciandosi in una crociata globale anti-war come punta avanzata di un esercito pacifista europeo. Una narrazione epica che punta a ricompattare la fragile maggioranza interna in vista del ciclo elettorale del 2027.
La decisione di chiudere lo spazio aereo e negare l’uso delle basi militari di Rota e Moron per l’offensiva contro l’Iran ha segnato un passo ulteriore nella sfida. Secondo quanto riportato da El Pais, la mossa ha complicato l’operazione “Epic Fury“, costringendo i bombardieri USA ad aggirare la penisola iberica attraverso lo Stretto di Gibilterra per raggiungere il Medio Oriente.
“Tutti i piani di volo che prevedono azioni legate all’operazione in Iran sono stati respinti. Tutti, compresi quelli degli aerei di rifornimento”, ha riferito il premier in Parlamento, bollendo la guerra come un “disastro assoluto”. L’affondo è stato netto: “La Spagna non sarà complice di aggressioni illegali. Non finché sarò io presidente”.
Questa linea, ormai nota come “dottrina Sanchez“, ha portato il The Wall Street Journal a incoronarlo come il leader europeo che dice no a Donald Trump. Sanchez ha persino rilanciato sul terreno comunicativo con lo slogan “Make democracy great again”, in aperta contrapposizione al MAGA statunitense.
Dietro gli slogan, il presidente dell’Internazionale socialista punta a capitanare una rete progressista transnazionale sull’asse Europa-Stati Uniti, coinvolgendo figure come Lula da Silva, Petro e Antonio Costa nel prossimo vertice di aprile a Barcellona.
Sul piano interno, il “no alla guerra” è servito a ricompattare la coalizione Psoe-Sumar, logorata da otto anni di governo. Le opposizioni criticano duramente la scelta: Alberto Nuñez Feijóo (Partido Popular) accusa Sanchez di isolazionismo, mentre Santiago Abascal (Vox) parla di un Paese ormai “fuori dall’Occidente”.
Nonostante le critiche, Sanchez prepara già il terreno per le elezioni del 2027, alle quali ha annunciato che si ricandiderà per il quarto mandato con una squadra calibrata, che vede nel ministro dell’Economia Carlos Cuerpo una figura tecnica e rassicurante.








