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Inflazione in crescita a marzo, primi effetti del conflitto sui prezzi | L’analisi dell’Istat

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L’inflazione torna a salire trainata da energia e alimentari

Nel mese di marzo 2026, secondo le stime preliminari dell’Istat, l’inflazione registra un aumento dello 0,5% su base mensile e dell’1,7% su base annua, in crescita rispetto al +1,5% di febbraio. I dati indicano un cambio di passo nella dinamica dei prezzi, sostenuto soprattutto dall’andamento dei beni energetici e degli alimentari non lavorati.

L’istituto di statistica rileva che la risalita dell’inflazione è dovuta in particolare “all’accelerazione dei prezzi” nel comparto energetico e nel settore alimentare. I beni energetici mostrano infatti una netta ripresa dopo i cali dei mesi precedenti, mentre gli alimentari non lavorati registrano un incremento del 4,4% su base annua, con frutta e ortaggi tra le principali componenti in aumento.

Allo stesso tempo, alcuni comparti dei servizi contribuiscono a contenere l’indice generale. In particolare, si osserva un rallentamento dei prezzi nei servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona, che registrano un aumento del 3,0%, in diminuzione rispetto al 4,9% del mese precedente.

Il carrello della spesa continua a crescere più dell’inflazione generale

Un dato particolarmente rilevante riguarda l’andamento del cosiddetto carrello della spesa, che comprende i beni alimentari, per la casa e per la persona. Nel mese di marzo, questi prodotti registrano un aumento del 2,2% su base annua, in accelerazione rispetto al 2% del mese precedente.

Questo andamento riflette l’impatto dei rincari energetici lungo l’intera filiera produttiva e distributiva, dai trasporti alla vendita al dettaglio. L’aumento dei costi dell’energia incide infatti direttamente sui prezzi finali sostenuti dalle famiglie, contribuendo a una crescita più rapida dei beni di consumo quotidiano rispetto all’indice generale dei prezzi.

Nel confronto mensile emergono inoltre rialzi significativi nei carburanti. I prezzi del gasolio per i mezzi di trasporto registrano un aumento del 12%, mentre quelli della benzina crescono del 4,8%, confermando una pressione al rialzo legata all’andamento dei mercati energetici.

I primi effetti della guerra sui prezzi e le prospettive per i prossimi mesi

Secondo l’Istat, la crescita dei prezzi riflette anche i primi effetti delle tensioni internazionali. L’istituto evidenzia che l’inflazione è sostenuta dall’aumento dei costi energetici, in un contesto in cui petrolio e gas restano al centro della crisi geopolitica.

Nel quadro europeo, i dati indicano una dinamica ancora più marcata. Secondo Eurostat, l’inflazione nell’area euro raggiunge il 2,5% a marzo, in aumento rispetto all’1,9% di febbraio, superando la soglia obiettivo del 2% indicata dalla Banca centrale europea.

Questo scenario si inserisce in un contesto internazionale caratterizzato da incertezza e da possibili ripercussioni economiche legate al conflitto in Medio Oriente. L’eventuale prolungamento delle tensioni potrebbe infatti determinare un aumento più duraturo dei prezzi energetici e incidere sul potere d’acquisto delle famiglie.

Le reazioni di consumatori, imprese e istituzioni

Le associazioni dei consumatori segnalano già effetti concreti sui bilanci familiari. Il Codacons evidenzia che “l’effetto Iran sull’inflazione è ancora contenuto, ma l’accelerazione dei prezzi dell’energia rappresenta un segnale preoccupante per le famiglie”.

L’associazione sottolinea inoltre la necessità di prorogare il taglio delle accise sui carburanti, in scadenza il 7 aprile, avvertendo che “in assenza di interventi, il gasolio al self supererà quota 2,3 euro al litro, determinando una ulteriore stangata sulla spesa per i rifornimenti e sui prezzi al dettaglio dei prodotti trasportati”.

Anche l’Unione Nazionale Consumatori invita a non sottovalutare l’attuale dinamica dei prezzi. L’organizzazione afferma infatti che il lieve rialzo dell’inflazione “non deve trarre in inganno. Si tratta solo di un miraggio destinato presto a svanire”. Secondo le stime dell’associazione, un’inflazione pari all’1,7% comporta per una coppia con due figli un aumento della spesa pari a 622 euro annui.

Sul fronte istituzionale, il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, dopo il confronto con i colleghi del G7 finanza, ha sollecitato “un giusto mix tra politica monetaria e fiscale”, sottolineando la necessità di coordinare le misure economiche per contenere la crescita dei prezzi.

Dal lato delle imprese, le organizzazioni di categoria evidenziano un quadro ancora gestibile ma incerto. Confcommercio osserva che l’inflazione “appare ancora sotto controllo”, ma segnala il rischio di un deterioramento nel breve periodo, in particolare a partire dal mese di aprile. Allo stesso tempo, Confesercenti evidenzia che “con gli attuali livelli di prezzo di petrolio e gas, l’inflazione nel 2026 potrebbe tornare al +2,9%”, con possibili effetti sulla crescita dei consumi.

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