Dopo il devastante impatto del Covid sull’Europa, che ancora miete vittime, ora anche il conflitto in Ucraina comincia a rappresentare un freno per l’economia. A parlarne è l’imprenditore Riccardo Illy, che rimarca come si sia anche «impennato il costo dell’energia, che ha impattato pesantemente sulle produzioni siderurgica, cartaria, ceramica e alimentare. C’è anche carenza di materie prime come acciaio, grano, mais, olio di semi di girasole. Anche la Banca d’Italia prende in considerazione, come feci su InPiù alcune settimane fa, il rischio di recessione nel 2022. Non ancora fuori da una crisi sanitaria, stiamo precipitando in una crisi umanitaria, economica e finanziaria».
«Vengo da un viaggio nella West ed East Coast degli Usa dove ho riscontrato un clima affatto diverso. Le mascherine sono al più raccomandate, il green-pass praticamente non esiste più e i mezzi di comunicazione non si occupano, se non saltuariamente, di Covid-19. Si tratta soprattutto di un atto volontario di ottimismo, pubblico e privato, perché contagi, ricoveri e decessi corrono ancora anche in Nord America».
«La guerra Ucraina, inoltre, viene guardata da lontano non solo fisicamente (per le migliaia di chilometri che la separano dagli Usa) ma anche psicologicamente. L’unico impatto significativo, peraltro indiretto perché gli Stati Uniti con la tecnologia del fracking si sono resi autonomi per coprire il fabbisogno sia di petrolio sia di gas, è quello dell’aumento del costo dell’energia», scrive in un suo editoriale per il magazine digitale InPiù.net.
«Le materie prime sono tutte disponibili e semmai alcune preoccupazioni arrivano, a causa del lock-down in alcune città cinesi, per la fornitura di microchip. La vera preoccupazione in America è l’inflazione; boom economico post pandemia, piena occupazione e rincaro dell’energia l’hanno spinta su livelli preoccupanti. La Fed, peraltro, diversamente dalla Bce che se stringe peggiora il rischio recessione e se allenta fa aumentare il tasso di inflazione, sa esattamente cosa fare e ha già avviato una classica stretta attuando e anticipando una serie di aumenti dei tassi».
«Anche la situazione umanitaria dei civili ucraini uccisi o costretti a emigrare, pur stimolando la dolorosa partecipazione e solidarietà degli americani, non sembra tale da stimolare il “poliziotto del mondo” a intervenire direttamente. Questa asimmetria dell’impatto degli eventi bellici farà trovare alla fine della guerra non solo l’Ucraina ridotta a un cumulo di macerie, ma anche l’Europa ferita socialmente ed economicamente; e da questo ultimo punto di vista ancora più lontana dal Nord America», conclude Illy.








