Se pure l’esito del conflitto russo-ucraino risulta ancora incerto, una cosa è sicura: la guerra sta avendo effetti economici negativi «soprattutto in Italia; che essendo il secondo paese più industrializzato d’Europa e il più dipendente dal gas russo subisce un effetto sinergico dall’aumento del costo dell’energia e dalla carenza di alcune materie prime». A parlarne è l’imprenditore Riccardo Illy.
Tra i materiali a rischio aumento «in primis l’acciaio ma anche vetro, grano, olio di girasole. Da più parti (Fmi, Governo, Confindustria) si comincia a ipotizzare una, seppur “tecnica” (termine forse usato per addolcire la pillola) recessione», spiega. «La quale viene conclamata dopo due trimestri di Pil con segno meno; al di là del fatto che comunque recessione sarebbe, è probabile che si protrarrà oltre due trimestri. Come la congestione logistica e produttiva (vedi microchip per l’automotive) post-pandemia ha insegnato, il ritorno alla normalità non è immediato».
«Richiede anzi mesi e mesi di tempo; se anche (fatto per nulla scontato) la guerra in Ucraina cessasse nel giro di qualche mese, ci vorrebbe un periodo molto più lungo per tornare ai prezzi dell’energia pre-guerra e alla disponibilità delle materie prime (ad esempio l’acciaio, per produrre il quale andranno appena ricostruite le acciaierie ucraine distrutte dai russi); inoltre tutte le industrie che hanno ridotto o cessato la produzione in questo periodo – metalmeccanica, vetro, ceramica, carta, alimentare – ci metteranno diversi mesi per recuperare la produzione persa» scrive Illy in un suo editoriale per il magazine digitale Inpiù.net.
«Nel frattempo, l’effetto domino produrrà i suoi effetti recessivi aggiuntivi; se, per citare un caso noto, mancano le bottiglie e i cartoni, si fermano anche le industrie alimentari che usano questi semi-lavorati. La recessione sarà alimentata sia dal lato dell’offerta sia da quello della domanda; in un clima di grande incertezza quantomeno gli investimenti, aziendali e privati, subiranno una frenata».
«Nel frattempo, il costo dell’energia e la carenza di materiali continueranno ad alimentare l’inflazione. Si realizzeranno condizioni, che ho già definito di rec-flazione, mai manifestate in precedenza. In questa situazione alcune misure attuate in momenti affatto diversi dal Governo, come gli incentivi del 110%, hanno un effetto di acceleratore di alcuni fenomeni, soprattutto inflattivi».
«Nel senso che hanno fatto e continuano a far lievitare la domanda di materiali (acciaio, cemento, vetro, ceramiche, prodotti metalmeccanici) necessari all’edilizia e già colpiti dalla carenza e dal conseguente aumento inarrestabile dei prezzi. Quei provvedimenti rischiano nelle condizioni attuali di diventare un boomerang; alimentano una domanda che non potrà essere soddisfatta se non a prezzi che rischiano di destabilizzare l’intero mercato immobiliare».
«La lievitazione dei costi delle nuove costruzioni e delle manutenzioni straordinarie sta già influenzando oltre che il mercato del nuovo anche quello dell’usato, come già avvenuto nel settore automobilistico. Vien da chiedersi se non sia più saggio sospendere l’efficacia di quelle norme per ripristinarla quando prezzi e disponibilità dei materiali (oltre che della mano d’opera, pure carente) saranno tornati alla normalità» conclude Illy.








