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Il rischio è la recessione se la guerra si prolunga | Lo scenario

Il Pil italiano crescerà dello 0,5% nel 2026, una crescita più bassa di 0,2 punti percentuali rispetto a quanto previsto a ottobre scorso.

È quanto indica il rapporto di previsione del Centro studi di Confindustria “Guerre, dazi, incertezza: a rischio la crescita”.

La nuova stima è riferita allo scenario baseline, in cui il conflitto in Medio Oriente si concluderebbe entro la fine di marzo.

Lo scenario base, viene sottolineato, è esposto a importanti rischi al ribasso che hanno una probabilità non trascurabile, anche perché le ipotesi sottostanti sono comunque da considerare ottimistiche.

Nel 2027 l’economia italiana dovrebbe recuperare solo moderatamente (+0,6%), nello scenario base, rimanendo su ritmi molto contenuti.

STAGNAZIONE SE GUERRA SI PROLUNGA A GIUGNO, RECESSIONE SE DURA FINO A DICEMBRE

Il Pil italiano è invece stimato in stagnazione se la guerra si prolunga fino al secondo trimestre, o addirittura in recessione se il conflitto dura fino al quarto trimestre.

Nello scenario in cui la guerra termina a giugno, il Pil nel 2026 rimarrebbe fermo rispetto al 2025, con una perdita di circa 0,5 punti percentuali rispetto al baseline, facendo cadere l’economia italiana in stagnazione.

Nel 2027 la crescita rimarrebbe molto modesta (+0,1%), ben al di sotto di quella prevista nello scenario di base.

Nello scenario in cui il conflitto dovesse durare fino alla fine dell’anno, si avrebbe un impatto della guerra decisamente più marcato.

Il Pil italiano si ridurrebbe dello 0,7% nel 2026, con una perdita di oltre 1,3 punti percentuali rispetto allo scenario baseline.

Nel 2027 la crescita resterebbe marginalmente negativa (-0,1%), prolungando di fatto la fase recessiva.

STIMA INFLAZIONE 2026 SALE A +2,5%

L’impennata dei prezzi delle commodity energetiche colpisce l’economia italiana anzitutto attraverso l’aumento dell’inflazione, come si vedrà a partire dai dati di aprile.

Nello scenario baseline del CsC, nel corso del 2026 l’inflazione è prevista aumentare molto dai minimi di inizio anno, con un picco vicino al +3%.

In media, si attesterà al +2,5% (dal +1,5% nel 2025), con una revisione al rialzo di +0,7 punti rispetto alla stima inclusa nello scenario di ottobre.

Nel 2027, viceversa, l’inflazione è attesa rientrare lentamente su valori più moderati, man mano che la variazione dei prezzi energetici sarà riassorbita: in media è attesa al +2,2%.

Il secondo scenario, con il termine della guerra al secondo trimestre, vede una stima dell’inflazione al 4,3% nel 2026 e al 2,9% nel 2027.

Infine, nel terzo scenario la stima dell’inflazione sale ancora, portandosi al 5,9% nell’anno in corso e al 3,3% nel 2027.

+21 MILIARDI COSTI ENERGETICI IMPRESE IN SCENARIO PEGGIORE

Applicando i rialzi di prezzo delle commodities energetiche alla struttura dei costi di produzione delle imprese italiane dell’ultimo periodo prima del susseguirsi dei recenti shock globali, e tendendo conto dei canali di trasmissione diretti e indiretti degli shock energetici, nel 2025 la manifattura ancora pagava una bolletta energetica più alta dei competitor europei, con un’incidenza dei costi energetici sui costi totali più alta del 25% rispetto a 6 anni fa.

Con il nuovo shock energetico derivante dall’attuale conflitto, spiega il CsC, nello scenario in cui il conflitto dovesse terminare nel secondo trimestre, le imprese manifatturiere italiane si ritroverebbero a pagare ulteriori 7 miliardi l’anno in più in bolletta rispetto all’anno appena trascorso, con un’incidenza dei costi energetici sui costi totali superiore di 1 punto percentuale rispetto al 2025, passando dal 4,9% nel 2025 al 5,9% nel 2026.

Nello scenario peggiore, in cui il conflitto dovesse prolungarsi fino alla fine dell’anno, le imprese pagherebbero 21 miliardi in più e l’incidenza salirebbe di 2,7 punti percentuali (dal 4,9% al 7,6%).

AUMENTO SPESA DIFESA MOTORE PER CRESCITA, FINO A +3% PIL IN 10 ANNI

Portare la spesa italiana per la difesa dal livello attuale al 3,5% del Pil entro il 2035, come previsto dal nuovo impegno Nato, può generare un impatto cumulato sul prodotto italiano compreso tra +0,9% e +3% in dieci anni, a seconda di come vengono impiegate le risorse: lo indica un’analisi sull’impatto dell’aumento della spesa nazionale per la difesa sull’economia italiana contenuta nel rapporto del CsC.

Per l’Italia, viene evidenziato, questo percorso non rappresenta solo un vincolo di finanza pubblica.

Se si concentrano gli investimenti sulla produzione e si contengono le importazioni, l’aumento dei piani di spesa per la difesa può trasformarsi in un significativo motore di crescita per l’industria italiana e agire da acceleratore di innovazione per l’intera economia, ma gli effetti finali dipenderanno in larga misura da come verranno allocate le risorse.

TAJANI A CONFINDUSTRIA, CE LA FAREMO NONOSTANTE DAZI E GUERRE

Ce la faremo nonostante tutto, nonostante i dazi, le guerre, il contesto internazionale, il green deal, perchè ce l’abbiamo sempre fatta, dopo la seconda guerra mondiale, la crisi del 2008, il Covid, ce la faremo anche questa volta”, ha detto il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, intervenendo alla presentazione del rapporto del CsC.

Abbiamo un tessuto industriale e imprenditoriale di altissima qualità, in grado di affrontare tutte le sfide e anche in grado di vincerle. Per questo sono ottimista.

Ci aggiungo anche l’impegno totale del governo, e mio in particolare, per quanto riguarda la politica a favore dell’export”, ha proseguito.

SE GUERRA CONTINUA DOVREMO RINNOVARE TAGLIO ACCISE CARBURANTI

L’energia è il problema dei problemi.

Abbiamo cercare di dare un primo segnale intervenendo sul prezzo del gasolio e della benzina, vedremo se sarà il caso, vorrei che non fosse necessario rinnovarlo ma se la guerra non finisce saremmo costretti a rinnovare questa scelta di sostegno, riducendo le accise per abbassare il prezzo al consumo di gasolio e benzina”, ha affermato Tajani.

ORSINI (CONFINDUSTRIA): SERVE RESPONSABILITA’ CONDIVISA FORZE POLITICHE

Le nostre imprese hanno sempre dimostrato di fare meglio, ma il contesto attuale esterno a cui siamo sottoposti è di tanto stress”, ha detto il presidente di Confindustria Emanuele Orsini, aggiungendo che “come non mai in un momento come questo serve una responsabilità condivisa di tutte le forze politiche, governo e opposizione, per risolvere il problema, in Italia ma anche in Europa”.

METTERE A TERRA MISURE INCISIVE PER SOSTENERE IMPRESE

Orsini ha ribadito l’importanza di “mettere a terra e preparare misure che possano essere incisive per sostenere le imprese e le industria italiane ed europee, pensiamo agli eurobond”.

Il presidente degli industriali ha sottolineato l’impatto del conflitto in Medio Oriente sui costi dell’energia, “il tema numero uno, è fondamentale.

Vogliamo salvaguardare i posti di lavoro e l’industria italiana ed europea”.

UE DEVE ESSERE PRONTA, SERVONO EUROBOND

L’Europa deve fare presto. Non dobbiamo essere pessimisti” ma “non possiamo essere impreparati a ciò che può succedere, la storia ci ha insegnato a essere pronti e ci vuole un’Europa pronta”, ha affermato Orsini aggiungendo che “pensare che qualche Paese in Europa ce la possa fare da solo è un grande problema.

L’Europa deve reagire tutta insieme” e “se si pensa di fare aiuti di Stato, quando l’Italia non ha la capacità fiscale, vuol dire che aumentiamo il gap di concorrenza”.

Dobbiamo fare eurobond e debito pubblico, è l’unica via per saper dare una risposta”, ha ribadito.

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