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Il rischio di stagflazione sembra piuttosto elevato | Lo scenario di Joseph Stiglitz, premio Nobel per l’economia

La guerra in Medio Oriente espone gli Stati Uniti a un rischio “piuttosto elevato” di stagflazione.

A sostenerlo all’Afp è il premio Nobel per l’economia Joseph Stiglitz.

Già prima dello scoppio del conflitto il 28 febbraio, segnato da una serie di attacchi americani e israeliani contro l’Iran, l’economia degli Stati Uniti era già “vicina alla stagflazione”, ossia ad una situazione di alta inflazione e bassa crescita.

Diversi indicatori lasciavano già prevedere una crescita debole negli Stati Uniti prima della guerra, ma questo conflitto “ci ha fatto scivolare nella crisi”, spiega Stiglitz nel corso di un’intervista all’Afp presso la sede delle Nazioni Unite a Ginevra.

“Il rischio di stagflazione sembra piuttosto elevato per gli Stati Uniti” – sostiene l’economista – sottolineando che le politiche di Donald Trump hanno indebolito considerevolmente l’economia americana ancora prima dello scoppio della guerra.

Stiglitz elenca diversi indicatori preoccupanti, come la stagnazione prevista della popolazione attiva nel 2025 e l’aumento della disoccupazione registrato il mese scorso.

E sebbene venga registrata una crescita economica positiva, è “squilibrata”: circa un terzo della crescita deriverebbe, secondo lui, dalla creazione di data center dedicati all’intelligenza artificiale.

“Il mercato azionario, invece, sta andando bene perché è dominato dall’Ia e dalle aziende tecnologiche” – continua il professore della Columbia University – mentre “se si guarda al resto del mercato azionario, è semplicemente in ritardo”.

Agli occhi dell’economista, la situazione è meno critica altrove.

Se l’Europa rischia certamente di subire pressioni inflazionistiche nel settore energetico, beneficia però di uno stimolo alla crescita grazie al forte aumento della spesa per la difesa, dopo che Washington “ha chiaramente indicato che non si può contare sugli Stati Uniti in questo campo.

Allo stesso tempo, Stiglitz afferma di aspettarsi che la politica protezionistica di Trump alimenti l’inflazione negli Stati Uniti.

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