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Il premierato nasconde il bipresidenzialismo | L’analisi di Michele Ainis

Su Repubblica Michele Ainis si occupa del premierato, commentando l’«ennesima» proposta di Giorgia Meloni, illustrata in tv a Bruno Vespa: «Il capo dello Stato diventerà un nanetto se torreggia il premier?

E allora eleggiamo direttamente pure lui».

Bipresidenzialismo, ecco la parola, scrive Ainis.

Un regime che non c’è in nessun altro regno, salvo scomodare il consolato dell’antica Roma.

O la Costituzione di Cipro del 1960, che affianca al presidente eletto dalla comunità greco-cipriota un vicepresidente espresso da quella turco-cipriota.

Entrambi con poteri di veto, entrambi al timone d’un governo tagliato in due come una mela.

Tuttavia quella Costituzione è poi rimasta sulla carta: fin dal 1963 fu disapplicata senza mai abrogarla, ma senza più eleggere un vicepresidente.

E dunque: un’idea eccentrica, se non anche bislacca?

Parrebbe; del resto pure l’elezione diretta del premier non figura in nessun’altra contrada, dopo l’infelice esperienza di Israele, sul volgere degli anni Novanta.

In realtà, Ainis ricorda che lui stesso, già nel 2013, aveva proposto il bipresidenzialismo, muovendo dall’assunto che se la democrazia rifugge un capo assoluto, come diceva Kelsen, e prima di lui Platone, allora non ci resta che moltiplicare i capi, per eliderne il potere.

Con qualche avvertenza, tuttavia.

Primo: il presidente della Repubblica dovrebbe continuare a fare il suo mestiere.

Un presidente garante, non anche governante.

Altrimenti metteremmo due galli nel pollaio, togliendo la pace alle galline.

Secondo: lo sfasamento temporale.

Non soltanto fra l’elezione diretta del premier e quella del capo dello Stato, che altrimenti sarebbero figli della stessa maggioranza – due presidenti in un corpo solo.

Anche rispetto al Parlamento, come accade negli Usa, dove il presidente dura 4 anni, la Camera 2, il Senato per 6 anni.

Divided government, dicono laggiù.

Quale che sia la soluzione, c’è bisogno di dividere il potere, per evitare che il potente divenga prepotente.

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