La settima relazione sullo stato di attuazione del PNRR, pubblicata nel novembre 2025, ha evidenziato nel complesso l’erogazione di 101,3 miliardi a fronte di un importo assegnato di 194,4 miliardi (pari al 52%).
Il Piano procede più a rilento per le risorse assegnate al Ministero della Cultura, poiché l’erogazione è stata di 1,15 miliardi a fronte dei 4,2 miliardi stanziati (pari al 27%).
Con un residuo di importi da spendere per il 73%, attualmente in fase di impegno e realizzazione, non sorprende che nell’ambito culturale vi siano numerose discussioni sui ritardi nell’avanzamento dei progetti, mentre un tema è totalmente assente dal dibattito: che cosa accadrà, fra un paio di mesi, a musei rinnovati, archivi digitalizzati, piattaforme realizzate, nuovi spazi per lo spettacolo e l’audiovisivo?
Ogni intervento, infatti, genererà costi di funzionamento, fabbisogni di personale qualificato, scelte di programmazione culturale e relazioni stabili con i territori.
Se questi aspetti non sono già stati progettati (o non vengono progettati ora) – con piani industriali e culturali chiari, modelli di gestione definiti e sostenibili – il rischio concreto è quello di ritrovarsi con infrastrutture fragili, dipendenti solo da risorse straordinarie.








