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[Lo scenario] Il petrolio russo è più forte delle atrocità di Bucha. La Ue non vieterà le importazioni 

“L’Unione Europea non vieterà per ora le importazioni di petrolio dalla Russia e si concentrerà invece sul compito molto più semplice di eliminare il carbone meno prezioso, nonostante le prove di apparenti crimini di guerra commessi dalle forze del presidente Vladimir Putin in Ucraina”. 

Lo anticipa Politico Europe (www.politico.eu).

“In base a un pacchetto di sanzioni presentato martedì dalla Commissione europea ai paesi membri, le forniture di carbone russo per un valore di circa 4 miliardi di euro all’anno saranno gradualmente eliminate dalle importazioni di energia del blocco” scrive la testata giornalista europea. 

“Ci saranno divieti alle navi e ai camion russi di entrare nell’UE e sanzioni più severe su quattro banche chiave russe, che saranno totalmente tagliate fuori dai mercati”. 

“Ma, grazie alla forte resistenza dei paesi guidati dalla Germania, il blocco si sta fermando prima di un embargo sul petrolio russo, anche se tale azione infliggerebbe un colpo molto più grande allo sforzo bellico del Cremlino rispetto al prendere di mira il carbone” scrive Politico.

In effetti, il carbone è solo una piccola parte delle importazioni dell’UE di “combustibili minerali” dalla Russia, che hanno raggiunto i 98,9 miliardi di euro nel 2021. 

L’Ucraina e diversi paesi dell’Europa orientale hanno spinto per un embargo energetico, sostenendo che le entrate del petrolio e del gas sono le principali flussi di entrate che finanziano la guerra di Putin. Tuttavia, un divieto petrolifero è particolarmente difficile per la Germania. 

La Germania ha detto no

“Un funzionario a Berlino ha sottolineato che vietare il gas era impossibile per la Germania e che potrebbero volerci anche mesi prima che la principale economia europea sia in grado di porre fine all’uso del petrolio russo. Al contrario, il governo tedesco aveva già chiarito che avrebbe comunque eliminato gradualmente il carbone russo entro l’estate. In una grande scappatoia nelle sanzioni di martedì, le navi nel settore energetico sono esentate” scrive Politico. 

Pressioni inutili

“Da quando nel fine settimana sono emerse notizie di atrocità contro i civili apparentemente commesse dalle truppe russe prima che si ritirassero dall’area di Kiev, sono aumentate le pressioni su Berlino per accettare di abbandonare il petrolio russo. Scene di corpi disseminati per le strade di Bucha, fuori dalla capitale ucraina, e resoconti di omicidi e stupri, hanno provocato una tempesta di indignazione da parte dei leader mondiali e hanno intensificato le richieste all’interno dell’UE di colpire i profitti petroliferi di Putin”.

Sanzioni al petrolio e al gas rinviate 

Ieri, la presidente della Commissione Ursula von der Leyen ha delineato l’ultimo pacchetto di sanzioni, che sarà presentato mercoledì agli ambasciatori dell’UE per l’approvazione. Sebbene le sanzioni vadano oltre il previsto, è probabile che ci sia una crescente pressione per fare di più nei prossimi giorni, in particolare per porre fine alle importazioni di petrolio e gas russi. “Abbiamo visto tutti le immagini raccapriccianti di Bucha e di altre aree da cui le truppe russe sono recentemente partite”, ha detto von der Leyen. “Queste atrocità non possono e non rimarranno senza risposta”. Von der Leyen ha affermato che il quinto pacchetto di sanzioni proposto dall’UE “taglia più in profondità” l’economia russa ma non rappresenta la fine delle ambizioni del blocco.

Sono in corso ulteriori lavori su sanzioni più forti, ha affermato, anche sul petrolio russo. “La Russia sta conducendo una guerra crudele e spietata, non solo contro le coraggiose truppe ucraine, ma anche contro la sua popolazione civile. È importante mantenere la massima pressione su Putin e sul governo russo in questo punto critico”.

Embargo al carbone ma non troppo

Tuttavia, invece di un divieto immediato e generalizzato del carbone russo, la Commissione propone solo una mossa graduale, secondo un testo inviato ai paesi dell’UE e visto da POLITICO. Il divieto entrerebbe in vigore solo tre mesi dopo l’annuncio del pacchetto di sanzioni definitivo e si applicherebbe solo ai nuovi contratti sul carbone, non agli accordi già firmati. 

La reazione della Polonia

“Alcuni paesi come la Polonia, che dall’inizio dell’invasione hanno spinto per sanzioni più severe, hanno sottolineato che l’UE dovrebbe andare ancora oltre. “Ribadiamo che gas e petrolio devono essere inclusi”, ha affermato un funzionario polacco.

“Questo è il motivo per cui la Polonia ha annunciato misure per porre fine alle importazioni entro la fine dell’anno”. Von der Leyen ha affermato che alle navi russe sarà vietato l’accesso ai porti dell’UE, in base alle sanzioni proposte, sebbene ci saranno esenzioni per “alcuni elementi essenziali” tra cui energia, cibo, prodotti agricoli e aiuti umanitari. Anche agli operatori di trasporto su strada russi e bielorussi sarà vietato l’ingresso nell’UE, il che “limiterà drasticamente” le opzioni per l’industria russa di ottenere beni vitali, ha affermato. Le sanzioni includono ulteriori divieti di esportazione in settori quali semiconduttori avanzati, macchinari e attrezzature di trasporto. Il pacchetto vieta inoltre la partecipazione di società russe agli appalti pubblici dell’UE e includerà ulteriori elenchi di individui” conclude Politico.

Noccioline

L’eurodeputato belga di Renew, Guy Verhofstadt, promotore di una lettera firmata da 211 eurodeputati che chiede un embargo totali all’import dell’energia dalla Russia, compresi gas e petrolic, ha definite le nuove sanzioni “NOCCIOLINE“. “Vietare il carbone come propone la e’ una cosa da nulla se lo si confronta con il gas e il petrolio e sicuramente non fermera’ i crimini di guerra di Putin”, ha detto. Verhofstadt ha spiegato che dal 24 febbraio, giorno dell’invasione dell’Ucraina, l’Ue ha pagato alla Russia 19,3 miliardi di euro per i combustibili fossili.

Embargo rinviato alla prossima mattanza

Sul nostro Think Tank Quotidiano all’indomani della scoperta dell’eccidio di Bucha (https://www.ripartelitalia.it/abisso-di-putin-ecco-il-diario-delle-violenze-sui-civili-dei-soldati-russi/) ci eravamo chiesti che prezzo siamo pronti a pagare come Paese, come comunità, come imprese, come famiglie per non rimanere inermi davanti al genocidio che si sta compiendo in Ucraina (https://www.ripartelitalia.it/il-commento-quale-prezzo-siamo-pronti-a-pagare-per-non-voltare-la-testa-dallaltra-parte/). E l’Italia con in testa il suo premier Draghi ha risposto che non avrebbe messo veti all’embargo del gas russo. E così è stato.

Ma il veto della Germania, dell’Austria e della Svezia ha rimandato questa scelta. Purtroppo, considerando l’escalation di violenza documentata che arriva dall’Ucraina si tratterà molto probabilmente solo di un rinvio di pochi giorni.

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