Fino al Secondo dopoguerra l’Italia era un’economia relativamente chiusa, se considerata con gli occhi di oggi: le esportazioni di beni e servizi rappresentavano meno del 10% del Prodotto interno lordo, mentre negli anni più recenti hanno superato il 30%; inoltre, fino agli anni ’80 era strutturalmente deficitaria negli scambi di merci.
Lo rileva l’Istat nelle storie di dati “L’apertura internazionale dell’economia”.
“Dopo l’Unità nel 1861 l’Italia era un’economia periferica in ambito europeo, dipendente dall’estero per finanziare la spesa pubblica, gli investimenti e i consumi di prodotti finiti, e che esportava prodotti primari, lavoratori e servizi turistici e di trasporto; oggi è invece un’economia manifatturiera avanzata, esportatrice netta di merci e di investimenti, in grado di attirare lavoro e generare flussi di rimesse verso l’estero”, si legge nel testo.
Nei decenni post-unitari le esportazioni italiane oltre che modeste erano concentrate in un numero limitato di prodotti, prevalentemente agricoli (nel complesso i prodotti primari rappresentavano oltre l’85% del valore complessivo, e la sola seta greggia ne costituiva circa il 30%), mentre oggi i manufatti rappresentano oltre il 95% del valore dell’export.
Analogamente, per l’insufficienza delle produzioni agricole i prodotti agroalimentari (e in particolare il grano) rappresentavano circa il 30% dell’import, mentre con lo sviluppo industriale hanno acquisito rilievo le materie prime destinate alla trasformazione.
Fino alla Seconda guerra mondiale – con poche eccezioni – in gran parte dei Paesi prevalevano politiche di protezione più o meno accentuata delle produzioni nazionali, culminata con la chiusura agli scambi durante la grande depressione degli anni ’30.
Nel dopoguerra, invece, la crescita degli scambi è stata favorita prima dall’Accordo generale sul commercio (Gatt, in vigore dal 1950), poi – per l’Italia – dalla creazione della Comunità economica europea (con la liberalizzazione del commercio tra i fondatori dal 1958), e infine dall’apertura alle economie emergenti che può riportarsi all’istituzione dell’Organizzazione mondiale del Commercio nel 1994.
Tra il 1995 e il 2025, l’andamento in valore delle esportazioni italiane di merci è stato più sostenuto rispetto a quelle francesi, per quasi tutto il periodo in linea con la Germania (che è andata in crisi nell’ultimo quinquennio, colpita anch’essa dalla concorrenza asiatica, in particolare nel comparto automobilistico), e inferiore rispetto alla Spagna, che partiva da condizioni di maggior chiusura e ha avuto una performance migliore dell’Italia nei settori di specializzazione comune.








