Analisi, scenari, inchieste, idee per costruire l'Italia del futuro

Il nodo di Hormuz e l’impotenza americana: perché Trump non riesce a spezzare la strategia dell’Iran | L’analisi di Rocco Cangelosi

La ripresa della guerra in Iran non nasce tanto dalle difficoltà americane di ottenere garanzie sul programma nucleare — che almeno formalmente appaiano superiori al JCPOA di Obama — quanto dalla consapevolezza tardiva di Trump di aver consegnato a Teheran un’arma formidabile.

Lo Stretto di Hormuz, trasformato dai pasdaran in un dispositivo di pressione strategica, viene aperto e chiuso a piacimento, con pedaggi imposti in violazione del diritto internazionale e giustificati come autodifesa.

È una sfida diretta all’egemonia americana sui mari e Trump non può subirla senza apparire indebolito.

La minaccia iraniana non si ferma a Hormuz.

Attraverso i propri proxy, gli Houthi, Teheran può colpire il traffico globale che attraversa il Mar Rosso e Suez.

Inoltre, l’Iran minaccia ritorsioni contro gli alleati del Golfo e contro la Giordania, alcuni dei quali sono già stati colpiti, a dimostrazione che la sua capacità di proiezione non è teorica ma operativa.

La risposta americana — bombardamenti mirati — ha un effetto perverso: rafforza il regime iraniano, alimenta la narrativa della resistenza e compatta le élite.

Ma anche la strategia di colpire obiettivi civili ha i suoi limiti.

Infrastrutture energetiche, ponti e acquedotti sono bersagli che possono infliggere danni, ma ogni attacco rischia di provocare una ritorsione diretta contro gli alleati regionali degli Stati Uniti, ampliando il conflitto oltre la soglia che Washington è disposta a tollerare.

Per superare l’impasse, Trump dovrebbe far ricorso a operazioni di terra, rischiose e avversate dalla sua stessa base elettorale, che teme di vedere l’America impantanata in un nuovo Vietnam.

Sul fondo, resta la pressione di Netanyahu, che ha tutto l’interesse a mantenere alta la tensione per ragioni di sopravvivenza politica.

Non sorprende che Trump abbia rinviato la sua visita a Washington.

Un incontro ora potrebbe trasformarsi nel detonatore di un’ulteriore escalation.

Il nodo resta Hormuz: un tratto di mare che oggi pesa più di qualsiasi trattativa diplomatica e che definisce, da solo, il rapporto di forza tra Stati Uniti e Iran.

SCARICA IL PDF DELL'ARTICOLO

[bws_pdfprint display=’pdf’]

Iscriviti alla Newsletter

Ricevi gli ultimi articoli di Riparte l’Italia via email. Puoi cancellarti in qualsiasi momento.

Questo sito utilizza i cookie per migliorare l'esperienza utente.