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Il monito di Carlo Bonomi: “L’acciaio ex Ilva è fondamentale se si vuole produrre 1 milione di auto”

“Tutti noi, particolarmente la politica, dobbiamo rispondere a una domanda: vogliamo in Italia la produzione di acciaio a ciclo integrato a caldo?

Si può rispondere di no, è una scelta politica decidere di non avere queste produzioni, ma d’altra parte se dichiariamo che vogliamo produrre un milione di auto in Italia le due cose non stanno insieme.

Per fare la produzione automotive la produzione di acciaio di Ilva è fondamentale, a meno che il Paese decida di importare l’acciaio”.

Lo ha detto il presidente di Confindustria Carlo Bonomi, nel corso di un’audizione in Commissione Industria al Senato sull’ex Ilva, aggiungendo che “l’importazione di questa tipologia di acciaio viene principalmente da tre Paesi: Taiwan, Cina e India.

Sarebbe un paradosso che mandiamo via gli indiani per importare il loro acciaio.

C’è un sì per comprare tempo e dividendo elettorale, una strada che auspichiamo non sia percorsa”, ha proseguito, “oppure c’è un sì per preciso piano politica industriale del Paese”.

STESSI ERRORI DOPO 10 ANNI, SERVE CHIARA VISIONE POLITICA INDUSTRIALE

 “Dopo 10 anni, ci ritroviamo a discutere gli stessi temi e con gli stessi strumenti, perché continuiamo a commettere lo stesso errore: inseguiamo soluzioni al problema dell’indotto, che ha contribuito a tenere in piedi lo stabilimento di Taranto, ma non consideriamo che il modo migliore per salvaguardarlo e, con esso, tutelare un pezzo importante dell’economia del Mezzogiorno, è inserirlo in una visione chiara sulla politica industriale e sulla competitività del Paese”, ha ribadito Bonomi.

“Come Confindustria, ci rendiamo disponibili sin d’ora per l’apertura di un tavolo, con i ministeri competenti, per definire le misure necessarie a dotare l’Italia di un piano industriale per l’acciaio, che ricomprenda il ruolo strategico della produzione di Taranto”, ha proseguito.

ENTRATA STATO SIA TEMPORANEA, PONTE PER SOGGETTI IDONEI

Bonomi ha auspicato che arrivi “un sì convinto da parte della politica e del Governo su un grande progetto di politica industriale”, con un “progetto temporaneo di entrata dello Stato nella gestione dell’azienda che sia ponte per poi transitarlo a soggetti idonei e competenti per la gestione.

Gestire i processi produttivi dell’acciaio non è facile, in un complesso come Taranto è molto complicato.

A oggi nessuno di noi conosce lo stato degli impianti, quanta manutenzione è stata fatta, le incognite sono tante”.

SERVE IMPEGNO DECISO UE, IMPATTO IMPORTANTE DA ULTIME NORME

Secondo Bonomi “ci si dovrà impegnare in maniera molto decisa anche in ambito europeo: le ultime normative comporteranno impatti economici non indifferenti, è stimato che per ogni milione di tonnellata prodotta ci saranno 100 milioni di oneri aggiuntivi per l’introduzione di queste normative”.

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