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Il Mediterraneo è una pozzanghera se non preserviamo i collegamenti internazionali | L’analisi di Luigi Di Maio, Rappresentante speciale UE nel Golfo

Napoli, il Medio Oriente visto dal cuore della diplomazia europea

La crisi in Medio Oriente, la sicurezza delle rotte marittime, il ruolo dell’Unione Europea e le opportunità economiche che si aprono per l’Italia e per il Mezzogiorno. Sono questi i temi affrontati da Luigi Di Maio, Rappresentante Speciale dell’Unione Europea nel Golfo Persico, nel panel “Il mondo in fiamme, quale de-escalation?”, organizzato nell’ambito dell’evento “Far crescere il Sud nella tempesta globale”, promosso dall’Osservatorio Economico e Sociale Riparte l’Italia con il patrocinio del Comune di Napoli.

Intervistato dal giornalista Mediaset Giuseppe Brindisi, Di Maio ha offerto una lettura geopolitica dello scenario internazionale, evidenziando come il mondo stia attraversando una fase di profonda trasformazione.

«Noi siamo in una fase di riorganizzazione dell’ordine mondiale nella quale ci sono alcuni sintomi ben chiari e il prodotto a volte è quello che noi consideriamo causa».

Il limite dell’Europa: la politica estera esiste solo se c’è unanimità

Uno dei passaggi centrali del suo intervento riguarda il funzionamento della politica estera europea.

Di Maio, che rappresenta i ventisette Stati membri nei rapporti con Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Qatar, Kuwait, Bahrain e Oman, ha ricordato come l’azione dell’Unione Europea dipenda dalla capacità degli Stati di trovare una posizione comune.

«Esiste una politica estera dell’Unione Europea se tutti e 27 sono d’accordo all’unanimità. Nel momento in cui non c’è questa unanimità non c’è una politica estera dell’Unione Europea».

Una considerazione che aiuta a comprendere le difficoltà dell’Europa nel gestire alcune delle principali crisi internazionali.

«Il Mediterraneo è una pozzanghera senza le rotte globali»

Tra le immagini più efficaci utilizzate durante il panel c’è quella legata al ruolo strategico del Mediterraneo.

Secondo Di Maio, il futuro economico del Sud Italia è strettamente connesso alla sicurezza delle grandi vie commerciali internazionali.

«Questo Mediterraneo è una pozzanghera se non preserviamo le rotte commerciali, le rotte di trasporto delle persone nell’Oceano Indiano, nel Mar Arabico, nell’Oceano Atlantico e nel Mar Baltico.»

Per il rappresentante europeo il Mediterraneo esiste economicamente soltanto se resta collegato ai grandi flussi globali.

«Questo Mediterraneo esiste nel momento in cui è connesso con tutti gli altri passaggi per quanto riguarda il trasporto di merci e persone.»

La sicurezza passa dal Medio Oriente

Nel ragionamento di Di Maio, la questione nucleare iraniana rappresenta soltanto una parte del problema.

«Il Medio Oriente resta instabile non per il nucleare, che è una preoccupazione di tutti, ma per le tensioni tra Iran e Israele, per Gaza e per le tensioni generate dai proxy regionali.»

Per questo motivo, secondo l’ex ministro degli Esteri, la stabilizzazione dell’area richiede una visione più ampia.

«Non ci sarà mai un’equazione di sicurezza che va dal Mar Arabico fino al Mar Mediterraneo senza risolvere il conflitto Israele-Palestina, in particolare la questione palestinese.»

Le rotte marittime come infrastruttura strategica

Di Maio ha inoltre ricordato il ruolo svolto dall’Europa nella protezione delle vie di navigazione attraverso la missione Aspides nel Mar Rosso.

«Negli ultimi due anni, grazie alla Marina Militare italiana, greca e francese, abbiamo scortato migliaia di navi commerciali per difenderle dai missili provenienti dallo Yemen.»

Un tema che diventa ancora più rilevante alla luce delle tensioni nello Stretto di Hormuz.

«Un accordo che riapre Hormuz non ritornerà mai alla Hormuz di prima.»

Per questo motivo l’Europa dovrà continuare a difendere il principio della libertà di navigazione.

«Gli stretti naturali come Hormuz e Bab el-Mandeb devono garantire la libertà di navigazione.»

Golfo Persico e Sud Italia: una nuova stagione di investimenti

Una parte significativa dell’intervento è stata dedicata alle opportunità economiche che si stanno aprendo tra i Paesi del Golfo e l’Italia.

Secondo Di Maio, i fondi sovrani e i grandi investitori dell’area stanno modificando le proprie strategie.

«Questi Paesi stanno continuando a investire, non si sono fermati e oggi l’attrazione degli investimenti verso le nostre regioni e i nostri comuni è più forte.»

Il motivo è semplice.

«Ci sarà una maggiore necessità di diversificare non solo l’esportazione di energie e merci, ma anche gli investimenti finanziari.»

Per il Mezzogiorno questo scenario può rappresentare una straordinaria opportunità.

Energia, idrogeno verde e porti del Sud

Di Maio ha indicato nell’energia uno dei principali settori di collaborazione futura.

Citando Arabia Saudita, Emirati Arabi e Oman, ha evidenziato come molti Paesi del Golfo stiano investendo massicciamente nelle rinnovabili e nell’idrogeno verde.

«Questi Paesi guardano alle nostre realtà territoriali per costruire reti di import-export e per sviluppare nuove filiere energetiche.»

In questo quadro i porti italiani possono assumere un ruolo centrale.

«Loro stanno lavorando porto per porto. Anche noi dobbiamo creare una cultura nei nostri enti territoriali per cogliere queste opportunità.»

Napoli, Taranto, Gioia Tauro e gli altri scali del Mezzogiorno possono diventare nodi strategici delle nuove reti commerciali tra Europa e Golfo.

Fondi sovrani, tecnologia e capitale umano

Di Maio ha poi invitato territori e imprese a presentarsi ai grandi investitori con progetti ambiziosi e ad alto contenuto innovativo.

«Dobbiamo ragionare in grande come territorio per attrarre investitori dai fondi arabi.»

Particolare attenzione è stata dedicata all’high-tech, alla manifattura avanzata e alla difesa, settori nei quali i Paesi del Golfo stanno aumentando significativamente gli investimenti.

Allo stesso tempo cresce la competizione internazionale per il capitale umano.

«Sempre più manager e lavoratori qualificati vengono attratti con offerte che non si possono rifiutare.»

Da qui la necessità di rafforzare la cooperazione tra università, istituti tecnici e imprese.

«Il primo brand è l’Italia»

Nelle conclusioni del suo intervento, Di Maio ha lanciato un messaggio di fiducia sulle potenzialità del Paese.

«Noi italiani siamo già presenti in molti settori strategici del Golfo, ma il potenziale non è ancora espresso.»

E ha aggiunto:

«Il primo brand è l’Italia, non solo il Made in Italy. È l’Italia.»

Un patrimonio che, secondo il rappresentante speciale dell’Unione Europea, può essere ulteriormente valorizzato grazie alla stabilità istituzionale, alla qualità delle imprese e alla capacità dei territori di costruire relazioni economiche durature con una delle aree più dinamiche del mondo.

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