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Il lavoro vola ma gli stipendi restano in economy | Lo scenario dell’Inps

C’è un’Italia che corre e un’altra che arranca. Una trova lavoro, l’altra fa i conti con stipendi che con il fiatone inseguono l’inflazione. Una allunga la vita media, l’altra accorcia le culle. È il classico bicchiere mezzo pieno, mezzo vuoto che il 25° Rapporto annuale dell’Inps mette sul tavolo. Il giudizio, come sempre, dipende dal punto di vista.

Presentato a Roma dal presidente dell’Inps Gabriele Fava, alla presenza del ministro del Lavoro Marina Calderone, il Rapporto racconta un Paese che, almeno sul fronte dell’occupazione, continua a sorprendere. Nel 2025 gli occupati hanno toccato quota 27,2 milioni: mai così tanti. Sono 244 mila in più rispetto all’anno precedente e ben 1,7 milioni in più dell’era pre-Covid. Numeri che fanno sorridere perfino gli statistici, categoria notoriamente poco incline all’entusiasmo.

A spingere il motore sono soprattutto i giovani under 34, le donne e i lavoratori extra UE. Questi ultimi hanno registrato un balzo del 35,5% dal 2019 a oggi, tanto che ormai un dipendente su sette in Italia è straniero. Il dato, letto in trasparenza, certifica che senza il loro contributo, il mercato del lavoro italiano avrebbe parecchi cavalli in meno sotto il cofano. Più occupati significa anche più contributi. E infatti le casse dell’Inps incassano 273 miliardi di euro, oltre dieci miliardi in più rispetto all’anno scorso.

Cresce anche la stabilità dei rapporti di lavoro: la media delle settimane lavorate sale a 43,2, segnale che il lavoro non è più soltanto una comparsata stagionale ma, sempre più spesso, una presenza fissa. Fin qui le buone notizie. Poi arriva il capitolo stipendi e il sorriso si fa più prudente.

La retribuzione lorda media raggiunge i 27.649 euro l’anno, con una crescita del 14,5% rispetto al 2019 e del 3,6% nell’ultimo anno. Peccato che, nel frattempo, l’inflazione abbia corso i cento metri mentre le buste paga erano ancora ai blocchi di partenza. Il risultato è che il potere d’acquisto resta inferiore ai livelli precedenti all’impennata dei prezzi del biennio 2022-2023.

Secondo l’Inps, gli interventi fiscali e il taglio del cuneo hanno limitato i danni, soprattutto per i redditi medio-bassi. Ma per recuperare davvero terreno servirà qualcosa di più strutturale: produttività, innovazione e imprese capaci di creare valore, non solo di fare i conti con il registratore di cassa.

E poi c’è una vecchia conoscenza che continua a presentarsi puntuale all’appello: il divario di genere. Le pensioni delle donne restano mediamente inferiori del 34% rispetto a quelle degli uomini. Non è un difetto del sistema previdenziale, ma il conto, salato, di carriere più discontinue, stipendi più bassi e part-time che, sommati negli anni, finiscono per presentare il conto proprio quando si va in pensione.

Purtroppo il Paese invecchia e l’assistenza accelera. Le indennità di accompagnamento sono più che raddoppiate negli ultimi venticinque anni: da circa un milione nel 2002 a quasi 2,2 milioni nel 2026. Un dato che racconta meglio di qualsiasi slogan quanto l’inverno demografico sia ormai una stagione stabile e non più una perturbazione passeggera.

Per il presidente Gabriele Fava, la vera partita si gioca molto prima della pensione.

“La sostenibilità previdenziale non si costruisce soltanto modificando requisiti, finestre o coefficienti: – ha spiegato Fava, – si costruisce prima, dentro il mercato del lavoro.

Se il lavoro è debole, la previdenza sarà fragile.

Se i salari sono bassi, i contributi saranno insufficienti.

Se giovani e donne restano ai margini, il sistema perde base contributiva, capacità produttiva e coesione”.

Da qui la sua idea di un Inps che smetta di essere percepito soltanto come lo sportello delle pensioni e diventi “un’officina del welfare, un’infrastruttura pubblica attiva, capace non solo di erogare diritti, ma di organizzarli, semplificarli e renderli accessibili”.

Guardando avanti, Fava individua una parola chiave: “Il grande tema dei prossimi anni sarà la predittività, cioè leggere le transizioni prima che diventino fratture”.

Una visione condivisa anche dal ministro del Lavoro Marina Calderone, che indica la rotta del Governo:

“Il nostro obiettivo centrale è avvicinare lo Stato alle persone, trasformando un sistema di erogazione in un sistema di accompagnamento nei percorsi di vita”.

Per il ministro, il lavoro continua a rappresentare “la prima infrastruttura della dignità e della sostenibilità del Paese”.

A ben vedere il Rapporto Inps racconta proprio questo: un’Italia che qualche buona notizia riesce ancora a regalarla, ma che non può permettersi di festeggiare troppo a lungo. Perché se l’occupazione corre, salari, natalità e parità di genere continuano a chiedere gli straordinari.

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