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Il fallimento del sovranismo realizzato e la fine dell’illusione | L’analisi di Flavia Perina

La giornalista Flavia Perina, editorialista de La Stampa e profonda conoscitrice della Destra italiana,, interviene nel corso della trasmissione Piazzapulita di La7, rispondendo alle domande del conduttore Corrado Formigli.

Alla domanda su che cosa significhi per Giorgia Meloni la perdita dell’alleanza con Trump, la giornalista ha spiegato: “Non è la perdita dell’alleanza. L’Italia e gli Stati Uniti restano alleati e vincolati da trattati internazionali, da un mondo di relazioni che prescinde dalla figura di Trump e da ogni precedente presidente americano.

È la perdita di un’amicizia politica, che quindi riguarda Giorgia Meloni come leader di partito, riguarda il rapporto tra Fratelli d’Italia e il mondo MAGA, di cui Trump è il massimo esponente.

E quindi è una perdita di sintonia ideologica che, in questo momento, a mio giudizio, avvantaggia Giorgia Meloni.

Perché in ogni Paese in cui si è votato dall’insediamento di Trump, quindi negli ultimi 18 mesi, il “bacio di Trump” ha condannato alla sconfitta ogni partito, movimento o formazione che vi si è associato.

Dall’Australia all’Ungheria, passando per il Canada e per la Danimarca: in moltissimi di questi posti la destra era in vantaggio anche di decine di punti, e ovunque si è manifestata l’amicizia di Trump hanno vinto le forze progressive.”

Sollecitata dal conduttore sul fatto se la premier avrebbe dovuto prendere le distanze prima, Flavia Perina ha proseguito:

“Avrebbe potuto forse farlo prima. Ha rinviato questo momento perché per la destra italiana è stato molto impegnativo sconfessare una posizione di Trump.

Ha girato con i cappellini MAGA per tanto tempo, era convinta — c’era un’illusione collettiva, non soltanto della destra italiana ma anche di tutte quelle che avete fatto vedere nel servizio di prima, quello sulla remigrazione — che l’elezione di Trump sarebbe stata l’arrivo della fata turchina che li avrebbe toccati con la sua bacchetta magica e tutti sarebbero diventati lucenti.

È successo l’esatto contrario. Per un motivo, secondo me, molto semplice: un conto era il sovranismo teorico, quello che abbiamo visto raccontato da quei palchi — remigrazione, pena di morte per i cattivi — che è una cosa che ha affascinato per 15 anni i cosiddetti perdenti della globalizzazione: l’idea che tornando nei confini nazionali, se ognuno faceva per sé, soprattutto i ceti fragili avrebbero avuto più protezione.

Poi è arrivato il sovranismo realizzato di Donald Trump, cioè il sovranismo di governo vero.

E lì si è scoperto, si è capito, che succede l’esatto contrario: non solo non c’è più protezione, ma ci sono guerre, costi energetici, inflazione, terrori diffusi, soprattutto per chi non è in grado di pagare quei conti.”

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