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Il conflitto prolungato rischia di far svanire la ripresa dell’economia italiana | L’allarme di Confcommercio

Una durata prolungata del conflitto in Medioriente rischia di far svanire la ripresa dell’economia italiana.

A lanciare l’allarme è Confcommercio che, nell’ultima congiuntura elaborata dal Centro studi, ha tracciato due possibili scenari sull’impatto della guerra sulla crescita.

Nel primo, una crescita del 40% dei prezzi degli energetici (con Ttf perfettamente correlato al Brent) per un periodo di due mesi dopo marzo e rientro, quindi, a giugno (cioè da 70 a 100 dollari al barile di Brent e ritorno a 70 dollari).

Uno shock ”temporaneo” con ”impatti molto limitati: ricalcolando l’inflazione su base annuale e confrontandola con la baseline (senza guerra) la crescita media dei prezzi sarebbe di quattro decimi superiore, con un pil sotto di un decimo rispetto al riferimento”.

Il secondo scenario, invece, prevede crescita da 70 a 100 dollari al barile con stabilizzazione su tale valore per nove mesi dopo marzo (cioè fino a dicembre).

In questo secondo caso, si tratterebbe di uno ”scenario di conflitto prolungato” che ”ridurrebbe significativamente il pil: dalla baseline a +1% la crescita sarebbe limitata a 0,5%/0,6%, soprattutto per una minore dinamica dei consumi via minore reddito reale causato da un’inflazione al 2,6% rispetto a una base all’1,7%. Svanirebbe, insomma, la ripresa dell’economia italiana”.

In questa ipotesi, peraltro, Confcommercio ha considerato ”un impatto negativo sul livello di attività economica derivante da minori investimenti e da minore domanda mondiale, con riflessi negativi sulle esportazioni di beni e di servizi (turismo)” e ”a dicembre 2026 l’inflazione oscillerebbe attorno al 4% tendenziale: non si potrebbero escludere pregiudizi rilevanti anche sulle performance dell’economia italiana nel 2027”.

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