La crisi energetica innescata dalla guerra tra Usa, Israele e Iran sta riaprendo per l’India la strada di un aumento dell’import di petrolio e gas russi, in una fase in cui Nuova Delhi cerca forniture meno esposte ai rischi del Medio Oriente e Mosca si propone di colmare parte del vuoto.
Secondo un resoconto diffuso dall’ambasciata russa a Nuova Delhi dopo la visita del primo vicepremier russo Denis Manturov a inizio aprile, nei colloqui con il primo ministro indiano Narendra Modi e con il ministro degli Esteri S. Jaishankar “particolare attenzione” è stata dedicata alla cooperazione nel settore “oil and gas” e Manturov ha assicurato che le aziende russe hanno “la capacità di aumentare stabilmente le forniture di petrolio e di gas naturale liquefatto al mercato indiano”.
Per Nuova Delhi il tema è cruciale.
L’India importa circa l’85% del proprio fabbisogno di greggio, mentre nelle ultime settimane il governo ha intensificato il monitoraggio di importazioni, esportazioni e scorte energetiche per proteggere il mercato interno dagli shock esterni.
Il paese copre dall’estero oltre il 90% del proprio fabbisogno petrolifero e che più del 40% delle importazioni di greggio, oltre al 90% di quelle di Gpl, provenivano dal Medio Oriente, cioè dall’area più colpita dalle tensioni legate a Hormuz.
In questo contesto la Russia torna a essere, per ragioni pratiche prima ancora che geopolitiche, l’opzione più immediata.
Già il 4 marzo, l’agenzia di stampa Reuters riferiva che Mosca era pronta a deviare verso l’India circa 9,5 milioni di barili di greggio in navigazione e ad alzare la quota russa fino al 40% del fabbisogno indiano, dopo che la sua incidenza era scesa al 21,2% in gennaio per poi risalire attorno al 30% in febbraio.
Il viceministro russo dell’Energia Pavel Sorokin ha poi ribadito il 19 marzo che Mosca continuerà a fornire energia “senza alcuna considerazione per le sanzioni occidentali” e con “pratiche di pagamento reciprocamente accettabili”.
A facilitare il riavvicinamento c’è anche la finestra aperta dagli Stati Uniti.
Il 5 marzo il Tesoro Usa ha emesso la General License 133, autorizzando la consegna e la vendita in India di petrolio e prodotti petroliferi di origine russa caricati su navi alla data del 5 marzo.
Reuters ha segnalato che l’8 aprile che Nuova Delhi si attendeva una proroga della deroga, e il 10 aprile che l’amministrazione del presidente Usa Donald Trump era orientata a estenderla per contenere l’impennata dei prezzi energetici globali.
Questo elemento riduce, almeno nel breve periodo, il rischio politico delle forniture russe per Nuova Delhi.
Segnali concreti stanno già arrivando anche sul fronte del gas.
Proprio oggi Reuters ha riferito che la compagnia statale Hindustan Petroleum Corp ha lanciato una rara gara per noleggiare una nave destinata a caricare da Ust-Luga, in Russia, 12mila tonnellate di butano e 8mila di propano da consegnare sulla costa occidentale indiana.
L’agenzia sottolinea che l’India sta vivendo la peggiore crisi del Gpl da decenni, che il 60% del consumo domestico viene coperto da importazioni e che circa il 90% di queste arrivava tradizionalmente dal Medio Oriente: da qui la ricerca di fornitori alternativi come Stati Uniti, Norvegia, Canada e appunto Russia.
Su questa base, le prospettive di un aumento delle importazioni indiane di energia russa appaiono dunque concrete, almeno nel breve e medio periodo.
Analisti citati oggi da Nikkei Asia ritengono che la guerra abbia reso “inevitabile” per l’India tornare a fare affidamento sull’opzione russa, non solo per il greggio e il Gnl ma anche per allargare la cooperazione economica, ad esempio sull’urea, mentre per Nuova Delhi la priorità resta mettere in sicurezza i prossimi mesi con contratti anticipati e un rafforzamento delle riserve.
In questa cornice, la prevista visita del ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov in India il 14 e 15 maggio per la riunione dei ministri degli Esteri Brics potrebbe offrire un ulteriore passaggio politico per consolidare la nuova fase dei rapporti energetici tra i due paesi.








