«I ministri tecnici dell’attuale governo mostrano una crescente irritazione per le intrusioni del parlamento nelle loro attività». Parla così Piero Ignazi, politologo, su InPiù.net. «Ultimo, il ministro della Transizione ecologica Roberto Cingolani, che è andato su tutto le furie per l’approvazione in commissione Affari costituzionali e Ambiente di un emendamento che consente al parlamento di fermare l’iter di approvazione delle opere strategiche per le quali sono previsti appalti semplificati.
«In sostanza, le aule parlamentari riprendono controllo su un punto sensibile, senza dare più una delega in bianco all’esecutivo. Negli ultimi tempi, il rapporto parlamento governo si è spostato tutto a favore di quest’ultimo. E questo con il plauso di buona parte dell’informazione», continua il politologo. «Sembra di essere tornati ai tempi (in)fausti del “decisionismo” craxismo, da tanti invocato come il rimedio alle sabbie mobili di Montecitorio. Sappiamo come è andata a finire».
«Comunque stupisce non aver visto nessuna alzata di scudi per la tendenziale, e sempre più sostanziale, espropriazione di competenze operata dal governo Draghi nei confronti del parlamento. Soprattutto se si pensa a quanti, nel crepuscolo del Conte2, accusavano il capo del governo di una sottile pulsione autoritaria in quanto si sarebbe circondato da supermanager, scelti autonomamente, che dovevano rispondere solo ai vertici dell’esecutivo», spiega.
«E quindi avrebbe ridotto le camere ad aule vuote. Ora sembra che lo schema di Conte si stia attuando, ma la stima, indiscutibile, per Draghi tacita ogni obiezione. Eppure, il problema del ruolo del parlamento rimane, in quanto è questo il luogo dove si esercita la sovranità del popolo. Sono i partiti che hanno ricevuto il mandato dai cittadini, e a loro devono rispondere. I tecnici sono entrati in carica grazie al voto del parlamento, e la loro legittimazione a governare dipende in ultima istanza dai partiti. Una democrazia parlamentare funziona così. Forse sarebbe opportuno ricordarlo, qualche volta», conclude Ignazi.








