Lo scenario tratteggiato è dei peggiori. In più: all’orizzonte non si vede schiarita. I numeri “sono agghiaccianti, mai visti. Ma questa è una crisi che tocca tutti, non solo gli Stati Uniti. Il vero problema è che durerà anni, non mesi”. Lo dice in un’intervista al Corriere della Sera Ian Bremmer, fondatore e presidente del centro studi Eurasia Group.
“Si tratta del peggiore anno della nostra vita. Chiaramente nessuno poteva prevedere quale sarebbe stato l’impatto del Covid. Negli Stati Uniti l’economia ha riaperto e ora ci aspettiamo che nuove cure, i test, il tracciamento dei contagi e alla fine il vaccino possano riportare le cose alla normalità – aggiunge – ma nessuna di queste cose sarà decisiva. Il problema è che questa crisi è più profonda, più vasta di quella che abbiamo vissuto nel 2008. Ci vorrà molto tempo per riprenderci”.
Secondo Bremmer, “lo scenario è nero per tutti. Vedo che anche il Pil tedesco è sceso del 10% nel secondo trimestre. Tuttavia gli Stati Uniti possono contare su molte risorse, come l’economia digitale che sta reggendo bene, banche più capitalizzate rispetto a quelle europee e l’essere grandi produttori ed esportatori di generi alimentari, di energia, senza contare l’industria militare”.
L’Europa “sta gestendo abbastanza bene la pandemia, ma non è che le prospettive economiche siano così buone. Tutti i Paesi andranno peggio. La crisi – prosegue Bremmer – aggraverà il disagio di tantissime persone con il rischio di forti tensioni sociali. Sta già capitando negli Stati Uniti e capiterà anche altrove”.
Negli Usa “il secondo trimestre dovrebbe essere il peggiore dell’anno però già dal prossimo mese potremmo vedere qualche miglioramento. Adesso il problema è capire se la traiettoria dell’economia sarà funzionale alla campagna elettorale di Trump. Il presidente contrasta il voto per corrispondenza, anche perché gli elettori sarebbero chiamati a esprimersi per posta già a settembre”. Allora la crisi sarà ancora intensa e “una parte dei cittadini potrebbe dare la colpa a Trump”. A novembre, invece, “gli indicatori economici potrebbero essere migliori”.








