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I servizi rappresentano oltre il 70% della ricchezza nazionale | L’analisi dell’Istat

L’economia italiana ha progressivamente cambiato struttura dall’Unità d’Italia a oggi, con il peso dell’agricoltura sceso da circa metà del valore aggiunto complessivo a poco più del 2%, mentre i servizi rappresentano ormai oltre il 70% della ricchezza prodotta.

È quanto emerge dall’approfondimento ISTAT “L’evoluzione del sistema economico”, diffuso nell’ambito del progetto “Le trasformazioni dell’Italia”.

Lo studio evidenzia che l’industrializzazione italiana è arrivata più tardi rispetto alle principali economie europee ma il Paese resta oggi il secondo manifatturiero d’Europa dopo la Germania.

I servizi tradizionali rappresentano il 37% del valore aggiunto, quelli ad alta intensità di conoscenza circa il 20% e i servizi pubblici di istruzione e sanità circa il 15%.

IMPRESE RADDOPPIATE DAL 1927, MANIFATTURA PIÙ TECNOLOGICA

Dal 1927 al 2024 il sistema produttivo italiano è profondamente cambiato, passando da circa 1,5 milioni di imprese e 5,4 milioni di addetti a 2,5 milioni di imprese comparabili e 12,9 milioni di occupati.

Lo rileva l’ISTAT nell’approfondimento “L’evoluzione del sistema economico”.

La manifattura, che nel 1927 rappresentava metà degli addetti, oggi pesa per circa il 30%, mentre crescono commercio, turismo, servizi finanziari e costruzioni.

All’interno dell’industria cambia anche la composizione produttiva: il tessile-abbigliamento passa dal 40% a meno dell’8% degli addetti manifatturieri, mentre i comparti della meccanica raggiungono il 42% dell’occupazione industriale e chimica e farmaceutica quadruplicano gli occupati rispetto agli anni Venti.

CRESCONO SERVIZI E SOCIETÀ DI CAPITALI, CALA PESO DELL’INDUSTRIA

L’ultimo trentennio segna una profonda ricomposizione del sistema produttivo italiano, con la crescita dei servizi e il consolidamento delle imprese.

È quanto emerge dall’analisi ISTAT “L’evoluzione del sistema economico”.

Tra il 1997 e il 2024 le imprese aumentano da 3,9 a 4,8 milioni e gli addetti da 14,4 a 18,8 milioni, mentre nell’industria in senso stretto le imprese si riducono di oltre il 30%.

Nello stesso periodo aumenta il peso dei servizi alle imprese, dei servizi collettivi e di quelli alla persona.

Lo studio evidenzia inoltre il rafforzamento delle società di capitali, passate dal 12,7% al 24,6% del totale delle imprese, e la crescita dell’occupazione nelle aziende di maggiori dimensioni, soprattutto dopo la grande recessione.

DIVARIO NORD-SUD ANCORA PRESENTE

Le differenze territoriali continuano a caratterizzare il sistema produttivo italiano, pur con caratteristiche diverse rispetto al passato.

Lo evidenzia l’ISTAT nell’approfondimento “L’evoluzione del sistema economico”, che confronta i dati del Censimento del 1927 con quelli più recenti.

Se oggi in tutte le regioni risultano aumentate sia la densità delle imprese sia quella dell’occupazione extra-agricola, il Mezzogiorno continua a presentare imprese mediamente più piccole e una minore diffusione delle attività economiche più avanzate.

Lo studio sottolinea inoltre come persistano differenze significative anche all’interno delle singole regioni, con forti divari provinciali soprattutto in Lombardia, Toscana, Lazio, Sardegna e Puglia.

SPESA PUBBLICA OLTRE IL 50% DEL PIL, CRESCE IL PESO DEL WELFARE

Il ruolo dello Stato nell’economia italiana si è progressivamente ampliato nel corso dell’ultimo secolo.

È quanto emerge dall’approfondimento ISTAT “L’evoluzione del sistema economico”, secondo cui la spesa pubblica è passata da meno del 20% del Pil all’inizio del Novecento a oltre il 50%, livello attorno al quale oscilla dagli anni Ottanta.

Parallelamente cambia anche la composizione della spesa: si riduce il peso delle funzioni amministrative e della difesa, mentre aumentano gli interventi economici e sociali.

Tra il 1995 e il 2024 la spesa per la protezione sociale in Italia cresce dal 17,5% al 21,3% del Pil, mentre quella sanitaria raggiunge il 6,6%.

L’ISTAT evidenzia inoltre che il Paese continua a destinare una quota superiore rispetto ad altri partner europei agli oneri legati al debito pubblico.

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