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I mercati brindano alla tregua, ma restano le incognite | Lo scenario

Il mondo si sveglia con una buona notizia. Che, di questi tempi, è una gran novità.

La tregua tra Stati Uniti e Iran, annunciata nel cuore della notte italiana, giusto qualche ora prima della scadenza dell’ultimatum di Donald Trump, regala ai mercati una boccata d’ossigeno che diventa euforia.

Il petrolio crolla, il gas si sgonfia, le Borse festeggiano come se fosse tornata improvvisamente la primavera dopo un inverno troppo lungo.

Il greggio, che nelle settimane precedenti aveva ballato come una trottola impazzita, ritrova una parvenza di calma. Il barile torna sotto la soglia psicologica dei 100 dollari, quasi a voler dire: niente panico, per ora.

Il greggio americano (Wti) affonda del 18%, scivolando sotto i 94 dollari. A Londra, il Brent lascia sul terreno oltre il 17%, per poi assestarsi attorno ai 94-95 dollari. Una discesa rapida, quasi liberatoria.

Ancora più spettacolare il movimento sul gas europeo. Ad Amsterdam segna un tonfo fino al 20%, riportandosi sotto i 45 euro per megawattora. E’ il calo più marcato degli ultimi due anni. Solo pochi giorni fa, nelle ore più tese del conflitto, si veleggiava sopra i 60 euro.

La differenza tra paura e sollievo, in fondo, è tutta qui: una manciata di dollari che cambiano l’umore del mondo.

Le Borse, ovviamente, non stanno a guardare. Milano sale del 3,7%, Francoforte corre al 5%, Parigi segna un robusto +4,5% e Londra si accoda con un più composto +2,5%. Una festa corale, con l’Europa che brinda alla tregua come a un aperitivo inatteso.

Anche lo spread si rilassa, scendendo a 77 punti base, mentre il rendimento del decennale italiano cala dal 3,96% al 3,7%. Tutti più tranquilli, almeno per un giorno.

E poi ci sono i beni rifugio, che anticipano le mosse degli investitori. L’oro sale fino a 4.835 dollari l’oncia, l’argento balza del 7,8%, il platino avanza oltre il 4%.

Segnale chiaro: il mercato già scommette su un possibile allentamento dei tassi da parte della Federal Reserve. Quando il rischio cala, i listini rialzano la testa.

Fin qui, la fotografia è quella di un rimbalzo quasi perfetto. Ma, come sempre, il diavolo sta nei dettagli. E i dettagli raccontano una storia un po’ meno rassicurante.

Perché questa tregua, più che una soluzione, è una pausa. Due settimane di cessate il fuoco che servono a tirare il fiato, non a risolvere i problemi.

Le navi ferme a Hormuz potrebbero ripartire anche nelle prossime ore, certo. Ma il cuore del sistema energetico resta ferito. Il nodo vero si chiama Ras Laffan, il gigantesco impianto del Qatar colpito nei raid iraniani. Il più grande hub mondiale per l’esportazione di Gnl, con il 17% della capacità fuori uso.

E qui i tempi non sono quelli dei mercati, ma quelli – lunghissimi – dell’industria: tra i tre e i cinque anni per tornare alla normalità. Un’eternità, per chi fa i conti ogni giorno con le bollette.

E poi c’è lo Stretto di Hormuz, il vero collo di bottiglia dell’energia globale. Anche se riaperto, ci vorranno settimane – forse mesi – per smaltire gli arretrati e rimettere in moto le catene di approvvigionamento. Senza contare il rischio di nuovi costi, tra pedaggi e assicurazioni, che potrebbero tenere i prezzi del petrolio elevati.

Gli analisti invitano alla calma. O meglio: alla diffidenza. Michael Langham, economista della società d’investimenti Aberdeen, scommette che la tregua possa reggere essendo stati troppo alti i costi di sei settimane di conflitto.

Ma il condizionale resta d’obbligo. Perché le distanze tra le parti sono ancora profonde, e i colloqui in corso non offrono garanzie.

Ancora più diretto Fabien Yip di Ig: guai a interpretare questo rimbalzo come un “via libera”. I vincoli strutturali restano, e limiteranno qualsiasi ripresa. Tradotto: i prezzi del petrolio difficilmente torneranno ai livelli prebellici nel breve termine.

Insomma, il mercato festeggia. Ma festeggia con prudenza, come chi brinda sapendo che la festa potrebbe finire presto. La tregua tra Stati Uniti e Iran ha regalato ossigeno. Ma potrebbe finire presto. E in un mondo appeso a un equilibrio così fragile, bastano poche scintille per far tornare tutto come prima. O peggio.

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