Gli investitori specializzati in asset deteriorati, i cosiddetti “fondi avvoltoio”, hanno individuato nella flessione del private credit la più grande opportunità di realizzare profitti dalla crisi finanziaria del 2008.
Ne scrive il Financial Times, secondo cui i gestori di fondi “distressed” stanno scommettendo sulle crescenti crepe del settore per rilevare a prezzi di saldo società con bilanci compromessi ma modelli di business ancora validi.
Il comparto del private credit è diventato la principale fonte di preoccupazione a Wall Street quest’anno, con colossi come Apollo Global Management, Blackstone e Ares che hanno dovuto affrontare richieste di riscatto per miliardi di dollari.
“I deflussi hanno raggiunto un punto di svolta che costringe i gestori a vendere asset per raccogliere liquidità, creando occasioni uniche”, — ha spiegato al quotidiano britannico John Aylward, fondatore di Sona Asset Management —.
Sotto la lente dei “fondi avvoltoio”, tra cui finiscono soprattutto le società di software, un tempo regine del mercato e oggi minacciate dai tassi elevati e dall’impatto dell’intelligenza artificiale.








