Nel 2024 il settore manifatturiero ha generato circa il 15% del Pil italiano, il 16% dell’occupazione e il 78% delle esportazioni. L’attività è diversificata tra i vari prodotti e coinvolge circa 350.000 imprese.
Una serie di shock che hanno indebolito la domanda e aumentato i costi di produzione ha contribuito a un calo generalizzato della produzione tra il 2023 e gli inizi del 2025.
Lo rileva l’Ocse in un riquadro di analisi inserito nel recente rapporto sull’economia dell’Italia (I diversi fattori che hanno contribuito alla debolezza recentemente osservata nella produzione industriale).
Tra gli shock esterni figurano l’impennata dei prezzi dell’energia che ha ostacolato la produzione energivora, prosegue l’Ocse, come quella chimica e metallurgica, le condizioni sfavorevoli dei principali partner commerciali europei, la minore domanda di macchinari e altri beni strumentali, il calo della domanda cinese di beni di lusso che ha danneggiato la produzione tessile e dell’abbigliamento, nonché il calo della domanda statunitense e l’incertezza seguita all’aumento dei dazi.
Nel novembre 2025 il volume di produzione di autoveicoli era inferiore di circa il 40% rispetto a due anni prima, per effetto del calo della domanda e delle difficoltà di adattamento ai veicoli a basse emissioni.
In contrapposizione, dice l’Ocse, la produzione farmaceutica è diventata un settore trainante, caratterizzato da una crescita sostenuta della produzione e da un forte aumento delle esportazioni, favorito dall’esenzione concessa ai farmaci generici dal dazio generale del 15% applicato dagli Stati Uniti.








