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I cittadini hanno semplicemente difeso la magistratura | L’analisi di Michele Ainis

Michele Ainis su Repubblica riflette sugli esiti del referendum, sottolineando come la riforma su cui gli elettori si sono espressi sia stata “percepita come un intervento normativo contro la magistratura, non in sua difesa.

Sicché a difenderla hanno provveduto i cittadini.

Difendendo al contempo la democrazia contro il vento autoritario che soffia in ogni dove, che scuote le coscienze pure alle nostre latitudini.

No, non è stato un voto a sostegno del vecchio Csm, o almeno non soltanto.

È stato un voto contro la postura d’un governo che strizza l’occhio a Trump e a Netanyahu, che ha sequestrato il Parlamento, che detta un’informazione televisiva di regime, che limita il dissenso con i decreti sicurezza.

E che ha tentato di cambiare la Costituzione manu militari, con quattro voti blindati tra Camera e Senato senza correggere una virgola nel testo licenziato dal Consiglio dei ministri.

È questa vocazione autoritaria, è questo metodo muscolare, che ha gonfiato le urne con un no secco e rotondo.

Soprattutto dei giovani, loro hanno orecchie più sensibili alle sirene della libertà”.

C’è però un’altra lezione “che sarebbe bene registrare.

Nonostante l’apparenza, non c’è contraddizione tra il crescente astensionismo elettorale alle politiche e alle amministrative, rispetto all’affluenza che denota i referendum costituzionali.

Il denominatore comune è sempre uno: gli italiani non si fidano dei loro politici (sicché non vanno a votare) e dunque non si fidano delle riforme timbrate dai politici (sicché votano contro).

Nel 2016 ne fece le spese la sinistra di Renzi, adesso la destra di Meloni.

Serve cautela, insomma, prima d’affermare che l’Italia si sia riconciliata con le proprie istituzioni.

Serve un rinnovamento della politica e dei partiti.

E serve un sistema di voto che motivi i cittadini.

Con i listini bloccati il nostro voto non vale un fico secco.

Nei referendum invece vale, ne decide il risultato.

Dato che gli operai sono già al lavoro sulla nuova legge elettorale, la preghiera è una soltanto: fate in modo che somigli a un referendum”.

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