“Servono meno slogan, meno frasi fatte e una maggiore concretezza”.
Questa frase Carlo Bonomi l’ha pronunciata da presidente designato di Confindustria, il 26 aprile scorso, e l’ha ripetuta come un mantra prima dell’incontro di oggi con il governo a Villa Pamphili per gli Stati generali dell’Economia.
Forte del consenso unanime avuto alla sua elezione il 20 maggio, Bonomi ha portato al tavolo le rimostranze delle imprese che chiedono interventi rapidi, soprattutto sul fronte della liquidita’ e ‘battono’ da sempre su un tema a loro particolarmente sentito, quello della riduzione del cuneo fiscale sul lavoro.
La liquidità, nella Fase 3, è senz’altro un tema più urgente e accennato spesso dallo stesso Bonomi: dopo aver incontrato la squadra dell’esecutivo, il leader degli industriali ha lamentato su twitter i “gravi ritardi” per le procedure annunciate a sostegno della liquidità.
Ma già il giorno dopo essere arrivato a Viale dell’Astronomia, negli studi di ‘Porta a porta’ aveva auspicato che i soldi stanziati arrivassero “presto” alle imprese. In tutta la fase di emergenza economica, dovuta al lockdown, Bonomi ha inoltre a più riprese rimarcato la mancanza di una visione sia per la Fase 2 sia per la Fase 3.
E la prima forte stoccata al governo Conte, da presidente di Confindustria, risale al 31 maggio, quando dichiaro’: “Questa politica rischia di fare più danni del Covid”.
Secondo l’imprenditore lombardo, il governo ha bloccato i licenziamenti ma i posti di lavoro non si gestiscono e non si creano per decreto.
“Serve una strategia, una visione, un’idea di quale Paese vogliamo costruire – ha rimarcato in più di un’occasione – bisogna smetterla di guardare esclusivamente al dividendo elettorale”.
La strada deve essere quella di puntare sulla crescita che, sostiene Bonomi, dipende anche “da dove si allocano le risorse: da decenni si aumenta la spesa corrente (il dividendo elettorale) a discapito degli investimenti nelle infrastrutture, nella sanità, nell’innovazione e nella ricerca, nelle politiche per la sostenibilita’ ambientale e sociale, nelle politiche attive per il lavoro anziche’ annegarle nel reddito di cittadinanza o nei navigator”.
Fino a ieri ha insistito nel dire no ai “bonus a tempo” e più in generale “a una nuova spesa sociale con improvvisati nuovi strumenti che si sommino confusamente alla congerie esistente”.
E a scagliarsi contro una politica che sceglie “di favorire l’assistenza invece di liberare l’energia del settore privato”.
Per il numero uno di Confindustria bisogna invece ridurre la quota di cuneo fiscale a carico delle imprese e riformare gli ammortizzatori sociali.
Quello che Bonomi vede nella classe politica è ancora un “sentimento fortemente anti-industriale”, che dovrebbe essere superato una volta per tutte.
Le misure a favore delle imprese, ha detto, “hanno il grande demerito di essere state decise senza prestare alcun orecchio alle imprese”.
L’esecutivo è quindi chiamato a “definire sostegni immediati alla ripresa di investimenti per il futuro”, riprendendo e potenziano in toto l’impianto d’Industria 4.0 e affiancandovi un grande piano Fintech 4.0.
Il suo obiettivo e’ che si utilizzino in modo “rapido e massivo” le ingenti risorse che l’Ue ci ha messo a disposizione, piu’ di 110 miliardi di euro impegnabili a breve.
In particolare, nei confronti degli Stati generali dell’economia voluti dal premier Conte, Bonomi ha espresso “scetticismo”, dichiarando di aspettarsi piuttosto dal Governo “un piano ben dettagliato con un calendario e obiettivi specifici”.
Presto sara’ il momento della verità, per capire se le proposte del governo coincidano con quelle che porterà al tavolo Confindustria.
Da presidente designato, Bonomi lanciò un appello: è il momento di una “grande coesione nazionale” e della “lealtà” tra tutte le parti in causa.
Ora auspica una “democrazia negoziale” in cui il confronto con le parti sociali sia continuo.








