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I 4 salvagenti fiscali per le imprese ai tempi del Virus

Qualche giorno fa il Sole 24 ore, attraverso un articolo di Primo Ceppellini e Roberto Lugano, ha focalizzato la sua attenzione sul sistema fiscale e sul crocevia che si trova ad affrontare. Lasciato come ora, rischia di accelerare il collasso delle aziende. Se cambia passo, può facilitare la gestione dei debiti, l’iniezione di capitali e la crescita.

Il fisco infatti può diventare un driver per offrire alternative alle imprese sia nel superamento dell’esigenza più urgente, che è quella di disporre di liquidità (ad esempio incrementando il ricorso a mezzi propri), sia per favorire la crescita dimensionale, creando un sistema di soggetti più solidi ed evitando che realtà di piccole-medie dimensioni scompaiano con il loro bagaglio di conoscenze.

La capitalizzazione

Per spingere i soci a investire le loro finanze nell’impresa è necessario che le somme versate a titolo di capitale e gli utili accantonati generino una quota di reddito esente per un importo significativo, che tenga conto del rischio effettivo del socio investitore che immette o lascia liquidità nel patrimonio aziendale. Inoltre, quando la società potrà distribuire dividendi, le ritenute (sulla parte di dividendo proporzionale all’apporto di nuova liquidità) dovrebbero essere ben inferiori all’attuale 26 per cento.

Condizioni essenziali perché tale incentivo funzioni è che sia assicurato per un periodo di tempo significativo e che coinvolga anche i nuovi soci “finanziatori”.

L’indebitamento

Andiamo incontro ad anni in cui le imprese saranno maggiormente indebitate e sosterranno elevati interessi passivi, con il rischio di un incremento della quota indeducibile. La deduzione quindi dovrebbe essere condizionata solo al requisito dell’inerenza. Anche ai fini Irap la presenza di interessi passivi non dovrebbe penalizzare le imprese.

Per ridurre il ricorso all’indebitamento bancario, servono misure di semplificazione fiscale, di garanzia di deduzione per le società e di tassazione mitigata dei proventi in capo ai soci qualunque sia lo strumento di debito emesso. Solo così si può stimolare il passaggio dei capitali dalla sfera personale a quella di impresa, se non come capitale almeno a titolo di prestito.

Le dimensioni delle imprese

Il fisco può aiutare a superare uno dei maggiori problemi, ovvero la polverizzazione delle imprese. L’attuale logica del bonus aggregazioni dovrebbe essere estesa e il beneficio rafforzato, accordandolo a tutte le operazioni di acquisizione. Si dovrebbero escludere solo le società facenti parti dello stesso gruppo o con precedenti rapporti partecipativi significativi.

Il bonus potrebbe consistere nella deduzione di maggiori valori, ma potrebbe essere trasformabile in credito di imposta, da utilizzare subito. In questo modo l’agevolazione genererebbe, per le imprese che ne hanno bisogno, liquidità immediata. L’unico vincolo dovrebbe essere la salvaguardia dell’occupazione.

La durata nel tempo

Il sistema fiscale attuale non può essere di alcun aiuto nella situazione di crisi che si prospetta. Anzi può essere una pericolosissima concausa del collasso delle imprese. Qualora si utilizzi in modo significativo la variabile fiscale, occorre garantire che futuri mutamenti di scenario non cambino le carte in tavola vanificando le agevolazioni.

Bisogna quindi introdurre una norma che preveda che i cambiamenti di disposizioni speciali incentivanti possano avvenire solo a parità di condizioni agevolative per chi le ha correttamente utilizzate.

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