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Guerra in Iran: “negli shock di offerta petroliferi, il tempo è il vero catalizzatore” | Il report di Kevin Thozet membro del Comitato Investimenti di Carmignac

Oggi siamo ancora nella prima fase” con i mercati azionari che assorbono ancora lo shock energetico.

Con il conflitto entrato nella quinta settimana e i prezzi del petrolio vicini ai massimi, i mercati restano nella fase inflazionistica: i rendimenti sono ancora orientati al rialzo ma potrebbero avvicinarsi al picco, mentre i mercati azionari appaiono sempre più esposti a rischi”.

Ad affermarlo in un report è Kevin Thozet, membro del Comitato Investimenti di Carmignac, analizzando l’impatto del recente shock dell’offerta di petrolio e gas sui mercati finanziari.

Una rapida risoluzione del conflitto resta uno scenario plausibile a questo stadio, anche se la probabilità è difficile da valutare. Non siamo ancora nella fase di distruzione della crescita — ma con il passare dei giorni ci avviciniamo a questo rischio. Negli shock di offerta petroliferi, il tempo è il vero catalizzatore. La storia non si ripete sempre, ma i mercati sì” – sottolinea l’analista.

L’impennata dei prezzi di petrolio e gas ha innescato una reazione tipica: rendimenti in aumento e azioni in calo. La storia suggerisce che quando i prezzi del petrolio salgono del 60% o più, i mercati azionari tendono a correggere.

Il primo canale di trasmissione è che l’aumento dei prezzi dell’energia alimenta le aspettative di inflazione, spinge verso politiche monetarie più restrittive e fa salire i rendimenti a breve. Le economie importatrici di energia tendono inoltre a soffrire maggiormente.

Tuttavia, sottolinea Thozet, la vera questione è la durata: “I mercati e le economie possono assorbire un picco dei prezzi del petrolio; hanno invece più difficoltà a gestirne la persistenza. Se si protraesse — come nel caso della guerra dello Yom Kippur (1973), della rivoluzione iraniana (1979) o della prima guerra del Golfo (1990) — il quadro diventerebbe più critico”.

Analizzando l’evoluzione degli ultimi 70 anni, emerge un pattern ricorrente:

  • Tra la 1ª e la 4ª settimana: i mercati azionari assorbono lo shock;
  • Tra la 5ª e l’8ª: iniziano a emergere crepe e il rischio al ribasso aumenta;
  • Tra la 9ª e la 13ª: zona di pericolo, con cali più frequenti e persistenti.

In altre parole, il rialzo del petrolio viene inizialmente interpretato come segnale di inflazione, ma con il tempo si trasforma in una tassa sulla crescita, comprimendo margini e redditi reali.

I tassi seguono uno schema simile con ritardo: i rendimenti a breve salgono per primi, ma se lo shock persiste (finestra 9-13 settimane), le preoccupazioni per la crescita prevalgono e la parte corta della curva inizia a scendere. Quella che nasce come una storia di inflazione si trasforma gradualmente in una storia di crescita.

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