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Guerra in Iran: estate nera nei cieli tra rincari e voli a rischio | Lo scenario

Il protrarsi del conflitto in Iran, che ormai dura da oltre un mese, costringe le compagnie aeree a rivedere i piani per l’estate a causa del costo crescente del carburante.

Il prezzo medio settimanale del jet fuel, secondo la Iata, è più che raddoppiato tra il 27 febbraio e il 27 marzo, passando da 99,4 a 195 dollari. In Europa il barile ha toccato i 198,86 dollari, mentre in Asia è salito a 208,79 dollari.

L’amministratore delegato di Ryanair, Michael O’Leary, ha avvertito che un’interruzione delle forniture all’inizio di maggio è possibile se la guerra dovesse continuare, con conseguenti aumenti dei biglietti fino a giugno.

Anche il Ceo di Ita, Joerg Eberhart, ha confermato al Corriere della Sera che la compagnia ha sviluppato diversi scenari: nel peggiore, l’impatto sarebbe di circa 50 milioni di costi extra su ricavi di oltre 3 miliardi.

“Parte dell’extra costo sarà compensata con un aumento delle tariffe, che è inevitabile. Per il 2026 potremmo dover ritoccare del 5-10%.

Sul fronte internazionale, diverse compagnie cinesi — tra cui Air China, Spring Airlines e China Southern — aumenteranno i supplementi carburante fino a 120 yuan (15 euro) per i voli più lunghi. I vettori taiwanesi prevedono invece un’impennata dei supplementi del 157%.

In controtendenza si muove Iag (British Airways, Iberia, Vueling), che non ha piani immediati di rincari grazie a coperture stipulate prima del conflitto. EasyJet, invece, ipotizza aumenti verso la fine dell’estate, alla scadenza degli accordi di hedging.

Lufthansa prepara intanto pacchetti di emergenza che prevedono il fermo temporaneo di una flotta tra 20 e 40 aerei, con l’estrema ipotesi della cassa integrazione per il personale. Il Ceo Carsten Spohr non esclude che gli hub europei possano subire reali difficoltà di approvvigionamento.

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