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Francesco Grillo (Il Messaggero): «L’elettrificazione troppo veloce del settore auto rischia di bloccare la transizione energetica»

Sul Messaggero Francesco Grillo avverte sui rischi impliciti all’impegno delle grandi case automobilistiche di elettrificare le proprie flotte entro il 2035, per salvaguardare l’ambiente. Elettrificare troppo velocemente, infatti, senza considerare dettagli vitali può fermare anche questa trasformazione.

Ed è questo il messaggio arriva chiaro nelle case degli europei che leggono bollette di luce e gas aumentate del 55% e vedono in televisione Vladimir Putin giocare – ai confini con l’Ucraina – con l’Europa come un gatto farebbe con un topo. Il punto ovvio che molte analisi sembrano ignorare è che l’elettricità non è necessariamente pulita. Essa fu concepita come efficiente veicolo di diffusione di energia che viene da fonti diverse e con un diverso potere inquinante.

La mappa dell’Agenzia Internazionale per l’Energia che traccia per Paese la mappa delle origini e degli impieghi di energia dicono che, nel 2019, l’elettricità copriva il 20% del fabbisogno energetico del mondo (il petrolio valeva ancora il doppio), che il trasporto – quasi interamente alimentato da benzina e diesel – assorbiva circa un terzo dei consumi.

Gli impianti che producono elettricità erano, a loro volta, alimentati per il 70% da fonti mediamente (gas naturale) o altamente (carbone) inquinanti, mentre quelle rinnovabili (incluso le idriche) pesavano poco più di un quarto: in pratica l’energia solare ed eolica che dovrebbe essere il futuro perché a basso impatto, forniva prima della pandemia poco più del 3% che serviva al mondo per girare e per più della metà veniva prodotta e consumata in Cina. I

n questa situazione la strategia per l’Europa è obbligata: spostare tutti verso l’elettrico e l’elettrico verso il sole e il vento (tenendosi le centrali nucleari francesi) e facendo, però, una tappa intermedia sul gas che inquina la metà del carbone e del petrolio.

Ed è quello in questi ultimi due anni sta succedendo a grande velocità producendo, però, pericolosi effetti collaterali. E dando un vantaggio strategico a chi – come la Russia – si può permettere di aspettare gli errori dell’avversario.

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