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Francesco Grillo (economista): «La comparsa dell’Europa nella sfida tra le multinazionali»

«Sono passati solo vent’anni e all’Europa sembra essere scappato di mano il futuro. Nel 2001 il capitalismo americano si stava leccando le ferite che aveva lasciato il crollo della prima grande ondata di imprese Internet (le “Dot.com). I mercati avevano bruciato 5 mila miliardi di dollari e una azienda appena quotata in borsa, Amazon, era arrivata vicina al fallimento. L’Europa, che aveva da poco adottato l’Euro, sembrava sul punto di poter superare l’America grazie ad una maggiore solidità». Scrive così, su InPiù.net, l’economista Francesco Grillo.

«Vent’anni dopo, Amazon vale da sola tre volte più di tutte le aziende quotate in Italia messe insieme e tra le prime 50 imprese del mondo (per valore di mercato) ce ne sono solo tre europee. A fare concorrenza agli americani sono rimasti solo le multinazionali di un Paese – la Cina – nel quale vent’anni fa meno del 5% della popolazione aveva un conto corrente. Qualcuno sostiene che non necessariamente la dimensione sia un problema».

«In fondo, sono medie e piccole le imprese che animavano i distretti italiani che venivano studiati con ammirazione ad Harvard all’inizio degli anni ’90. C’è, tuttavia, un dato ancora più interessante che fa notare il settimanale Economist: delle 142 imprese che oggi valgono più di 100 miliardi di dollari, poco meno di un terzo (43) sono state fondate negli ultimi cinquant’anni. Di queste, neppure una è di un Paese dell’Unione europea».

«Evidentemente l’innovazione ha bisogno di dimensioni minime per essere significativa. Non è europea, una sola azienda di commercio elettronico globale (come Amazon o Alibaba); non sono europei i grandi produttori di telefoni intelligenti; e non lo sono i motori di ricerca che usiamo per navigare la rete e nessuno degli assemblatori di circuiti integrati (“chip”) che danno intelligenza ai computer», continua.

«Rientrare nella partita per la leadership digitale mondiale comporta tre scelte nette. Va completato un unico mercato europeo e incoraggiata la competizione interna che è essenziale per far emergere imprese sufficientemente grandi per investire in ricerca tanto quanto fa Tesla sulle batterie elettriche o Huawei nella rete 5G. In secondo luogo, non può essere un tabù accompagnare, pragmaticamente e in alcuni casi, l’aumento forte della competizione interna, con una maggiore protezione rispetto a presenze esterne che, in questo momento, hanno una posizione così dominante (succede con Facebook) da non lasciare spazio all’emersione di alternative europee».

«In terzo luogo, è fondamentale una domanda pubblica finalizzata a risolvere problemi specifici che riguardano tutti. Una straordinaria spinta ad arrivare al vaccino negli Usa e a perfezionare un sofisticato sistema di controllo diffuso del contagio Covid-19 in diversi Paesi asiatici, ha fatto da detonatore di processi di innovazione il cui effetto si propagherà a molti altri servizi. Per riuscire non bastano le risorse del Ngeu e le pur indispensabili competenze da banchieri. Sarà necessaria» conclude Grillo, «una comprensione molto più concreta e sofisticata, di come le tecnologie hanno cambiato le regole del gioco. In maniera radicale». 

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