La guerra in Ucraina obbliga la Nato a rivedere il proprio futuro, ripensando a definire nuove regole. A parlarne è Francesco Grillo. «Un ragionamento serio su quale possano essere gli strumenti per governare un mondo mai così pericoloso, rende ineludibile trovare una risposta ad alcune domande da cui partire per una riforma della più potente delle alleanze militari».
Secondo Grillo «nel futuro della Nato ci sarà molto più Pacifico e molto di più peserà l’Asia che arriva fino agli Urali. Molto di più andranno potenziate le capacità di presidio della pace nell’Africa del Nord e in Medio Oriente che è, oggi, quasi dappertutto in fiamme. Sarà quest’ultima l’area nella quale l’Ue verrà chiamata a testare la propria volontà di crescere sul terreno più difficile», scrive su Il Messaggero.
«Sarà, ancora, l’articolo 5 del trattato (quello sulla difesa reciproca) l’architrave dell’alleanza, ma molto meglio dovremo definire cosa è un attacco e, soprattutto, molto di più deve contare la prevenzione e, dunque, la sorveglianza che le tecnologie rendono molto più invasiva. Gli eserciti del futuro avranno meno soldati e molti più droni, che renderanno digitale l’intera guerra».
«In caso di crisi, conterà di più la capacità di mobilitare cittadini e più frequente sarà la condivisione di competenze che coinvolgeranno civili e militari. Infine, gli stessi deterrenti nucleari rappresentano una logica obsoleta: le vicende di questi giorni che ci stanno portando, come mai prima, vicini all’incidente che la guerra fredda imparò ad evitare, ci dicono che un mondo complesso non può permettersi questo rischio».
Infine, «è giusto continuare a pretendere che i Paesi che fanno parte della Nato condividano un approccio comune, ma sarebbe un’ipocrisia continuare a richiedere che adottino tutti lo stesso modello politico. Come per altre organizzazioni internazionali, bisognerà, pragmaticamente, immaginare livelli diversi di cooperazione tra Paesi che presentano diversi livelli di stabile condivisione di determinati valori».








