Sul Messaggero, Francesco Grillo sottolinea l’urgenza e l’importanza della sfida tecnologica per l’Europa. «Qualcuno sostiene che non necessariamente sia un problema la scomparsa dell’Europa dallo scontro tra i giganti che dominano la globalizzazione. C’è tuttavia» sottolinea l’editorialista «un dato interessante che fa notare il settimanale The Economist: delle 142 imprese che oggi valgono più di 100 miliardi di dollari, poco meno di un terzo (43) sono state fondate negli ultimi cinquant’anni. Di queste 27 sono americane, 10 cinesi e solo 1 europea. Se ci spostiamo a considerare i cosiddetti “unicorni” (le imprese non quotate con una forte vocazione tecnologica ed un valore superiore a un miliardo di dollari), quelle europee sono 28 su circa 500 (233 sono americane e 227 cinesi)».
«Ci sta sfuggendo di mano il futuro e l’Europa è già uscita da molte delle battaglie che decideranno di chi sarà il ventunesimo secolo. Deve essere questa la priorità, perché l’Europa sta perdendo non solo una battaglia economica. Si sta perdendo quella del controllo di tecnologie che sono indispensabili per accedere, elaborare e trasmettere informazione. Battaglia decisiva perché all’informazione è da sempre legato il potere e il nostro continente dà la sensazione di scivolare gentilmente verso l’irrilevanza. Verso un futuro da consumatore e non più da produttore di futuro».
«Rientrare nella partita per la leadership digitale mondiale comporta, però, tre scelte nette. Va completato un unico mercato europeo e incoraggiata la competizione interna che, anche in Cina, fu essenziale per far emergere imprese sufficientemente grandi da raggiungere le economie di scala minime per investire in ricerca tanto quanto fa Tesla sulle batterie elettriche o Huawei nella rete 5G».
«Non può, d’altra parte, essere un tabù accompagnare, pragmaticamente e in alcuni casi, l’aumento forte della competizione interna, con una maggiore protezione rispetto a presenze esterne che, in questo momento, hanno una posizione così dominante (succede con Facebook) da non lasciare materialmente spazio all’emersione di alternative europee. In secondo luogo, è fondamentale una domanda pubblica finalizzata a risolvere problemi specifici che riguardano tutti. Infine, è evidente che la sfida richiede un’Unione capace di scegliere, di maggiore velocità ed efficienza. Persino di riconoscere e proteggere i propri interessi».








