Da Mani pulite al Covid: l’illusione di cambiare. Massimo Gramellini sul Corriere della Sera prova ad esaminare gli effetti di questi due fenomeni sulla società e prima ancora sugli individui: “Ci piace immaginare la vita come un processo che dall’esterno si muove verso l’interno: succede qualcosa fuori di noi e per conseguenza cambierà necessariamente qualcosa anche dentro. Sarebbe comodo, ed è per questo che continuiamo a illuderci che sia vero.
Esiste una fiorente letteratura che associa il trauma collettivo al cambiamento, come se solo uno choc di massa avesse il potere di far rinsavire di colpo una società ingiusta e composta da individui fondamentalmente interessati a sé stessi e al loro piccolo clan.
Poi lo choc di massa arriva, la paura e l’euforia si tengono per mano, e in tv e sui giornali escono letterine piene di buoni propositi, finché il tempo si incarica di ricordarci che non è cambiato proprio nulla. E nessuno. Chi infrangeva le regole nel 1992 – scrive l’editorialista – ha continuato a infrangerle anche in seguito, con qualche piccolo aggiustamento tattico.
E chi nel marzo 2020 sognava un mondo più solidale e comunitario, due anni dopo si ritrova ancora più isolato. Non bastano un cambiamento politico o un trauma collettivo per trasformare gli esseri umani.
Credo non dipenda solamente dal fatto che ci aspettiamo il cambiamento dall’esterno, ma che ci aspettiamo che faccia effetto principalmente sugli altri, anziché su di noi. Erano i politici che rubavano, mica la società civile, sermoneggiava la mistica del Manipulitismo, i cui aedi continuano a cantarsela anche adesso, sotto altre bandiere.
Quanto alla pandemia, chi stonava Vasco Rossi dai balconi e sventolava lenzuoli con la scritta «Tutto andrà bene» (subito storpiata in «Andrà tutto bene», che era una forma già depotenziata di ottimismo) sotto sotto sperava che a cambiare fossero solo gli altri: i politici, anzitutto, ma anche i vicini, i colleghi e i parenti o, come venivano chiamati allora nelle ordinanze, i congiunti.
Al solito, la realtà andava dalla parte opposta. La verità – conclude Gramellini – è che aveva ragione Socrate: i cambiamenti procedono dall’interno verso l’esterno e il fuori cambia solo se prima cambia il dentro, cioè gli occhi con cui lo guardiamo”.








