«Chissà se l’indiscusso prestigio di Mario Draghi smuoverà anche il doloroso dossier europeo sull’immigrazione, incartapecorito da anni tra veti incrociati ed egoismi nazionali». Se lo chiede sul Corriere della Sera Goffredo Buccini, parlando della partita che si giocherà nel Consiglio Ue di fine maggio.
«Rendere europea la questione – scrive Buccini – è una faccenda abbastanza rilevante per i nostri partner mediterranei, irricevibile per quelli del Nord e dell’Est, del tutto vitale per noi: pena il collasso del nostro già sgangherato sistema di accoglienza e della nostra già precaria convivenza civile».
«I migranti enfatizzano le lacerazioni ancora assai profonde di un’Europa a 27 diverse sensibilità, nella quale il ‘particulare’ di ciascuno blocca tutti gli altri e che solo il comune choc della pandemia ha in parte rammendato; un’Europa che svela tutta la propria suicida debolezza disinteressandosi della frontiera mediterranea italiana».
«Abbandonata dall’Europa e imprigionata nella camicia di Nesso del regolamento di Dublino, l’Italia ha a sua volta fatto del suo peggio. Abbiamo fatto del problema, anziché un terreno bipartisan da curare nell’interesse della comunità, un campo di battaglia tra una destra portata a lucrare sulle paure, enfatizzandole a ogni sbarco, e una sinistra determinata a ignorarle, derubricandole a ubbie insensate».
«Abbiamo pagato i libici per tenere a bada i profughi nel Mediterraneo al posto nostro, finendo con l’attribuendogli un potere di ricatto che ci si rivolta contro. Esistono dunque responsabilità che vanno assunte in proprio, con coraggio».
«Ma – conclude Buccini – un’Unione degna della sua storia di civiltà, che si pone giustamente il problema di quanto blu sia il mare, non avrà vita lunga se non affronta con umanità e rigore anche la questione di quanto rossi siano i suoi fondali».
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