La crescita registrata negli ultimi anni dal Mezzogiorno rappresenta un segnale positivo, ma non può essere considerata ancora un risultato consolidato. È questa la riflessione proposta da Giuseppe Coco, economista e moderatore del panel “L’innovazione motore del Sud”, nell’ambito dell’evento “Far crescere il Sud nella tempesta globale”, promosso dall’Osservatorio economico e sociale Riparte l’Italia con il patrocinio del Comune di Napoli.
A margine dei lavori, Coco ha analizzato i risultati economici del Mezzogiorno, le prospettive legate all’innovazione e il ruolo della ZES Unica nello sviluppo del territorio.
Innovazione e produttività: la sfida decisiva per il Sud
“Diciamo più che c’è una crescita, ci sono stati alcuni anni significativamente diversi dal passato, quindi certamente abbiamo goduto di un momento di relativa salute economica.”
“Detto questo però ci sono tante ragioni per pensare che non sia un episodio stabile.”
“È cresciuta molto l’occupazione, fatto buono, però non cresce assolutamente la produttività, cosa che fa pensare che a un certo punto i limiti di questa crescita si paleseranno, anzi per dire il vero si stanno già palesando oggi.”
“Poi la crescita è stata molto sostenuta anche dalla spesa pubblica, inevitabilmente.”
“Tutto lascia pensare che l’economia nazionale in generale, ma anche quella del Mezzogiorno, non si sia modificata a sufficienza per rendere stabili questi guadagni.”
“Quindi moltissimo dipende da quello che saremo in grado di fare in futuro.”
“Oggi discuteremo in un panel, per esempio, di innovazione.”
L’Italia e il ritardo sull’innovazione
“Da questo punto di vista l’Italia rimane un Paese poco innovativo.”
“Sono pochissime le regioni. C’è una sorta di classifica che stila la Commissione Europea, l’European Innovation Scoreboard, e le regioni italiane sono quasi tutte poco innovative, quelle meridionali un po’ meno delle altre.”
“Però oggi nel panel abbiamo visto che ci sono tante realtà nelle quali, anche in assenza di settori particolarmente innovativi, ci si può inventare un modo diverso di operare su mercati tradizionali.”
“Possono essere l’agri-food o anche la sanità, che in teoria potrebbe essere vista come un settore tradizionale ma che sta per essere sconvolto dalle innovazioni tecnologiche.”
“Fondamentalmente l’Italia non si deve porre l’obiettivo di diventare un Paese di frontiera innovativa.”
“Si deve mettere nella situazione di essere in grado di recepire in maniera veloce le innovazioni che arriveranno dal resto del mondo, più che da tutti ovviamente dagli Stati Uniti.”
“Questo richiede investimenti in capacità, soprattutto capitale umano, fantasia e creatività, cose delle quali gli italiani non hanno mai difettato.”
“Richiede capacità di adattamento, che è un’altra nostra tipica caratteristica.”
“Però sono tutte cose che necessitano di azioni, non solo di politiche, ma di azioni da parte di tutti noi.”
“La convinzione è che non siamo usciti dal tunnel. Non ancora.”
La ZES Unica e il tema delle autorizzazioni
“Oggi col sottosegretario Sbarra si è parlato della ZES Unica del Sud e lui ha detto che c’è un prima e un dopo.”
“Nel momento in cui sono stati ampliati i poteri della ZES e la capacità di influenza, abbiamo sentito anche Giosy Romano che ce ne ha parlato.”
“È un modello? È effettivamente qualcosa di risolutivo e che si può riproporre anche altrove?”
“Essendo stato capo della segreteria tecnica di un ministro e quindi proponente del vecchio modello di ZES, quello basato su aree più ristrette e non sull’intero Mezzogiorno, sono ancora convinto che un modello che indichi anche agli investitori dove investire, piuttosto che l’intero territorio, sia preferibile.”
“Detto questo, va detto che comunque con la ZES Unica si è riusciti ad attrarre un’attenzione differenziale anche da parte degli investitori internazionali.”
“Soprattutto, quello che ha contato molto sono state le semplificazioni.”
“In realtà è stata determinante l’autorizzazione unica che il commissario Giosy Romano è riuscito ad affermare come modello autorizzativo efficace e veloce.”
Un modello da estendere?
“Se c’è un modello autorizzativo che funziona, sembra assurdo non estenderlo al resto del Paese.”
“Però secondo me bisogna ripensare anche un po’ quel modello autorizzativo.”
“Formalmente oggi le autorizzazioni uniche che dà la ZES Unica vengono concesse per qualunque investimento.”
“Per esempio quei 1.350 investimenti che sono stati menzionati dal ministro: noi non sappiamo se sono investimenti significativi oppure investimenti da 50 mila euro.”
“Potrebbe essere qualunque cosa e non lo sappiamo nemmeno dai dati pubblicati.”
“Vista da questo punto di vista, la cifra di 1.350 investimenti può sembrare tanta o poca, ma dipende da che cosa rappresenta realmente.”
“Per questo motivo, a mio parere, dovendo fare un’estensione di questo tipo a tutto il Paese, la cosa più ragionevole sarebbe ripensare a una soglia minima per accedere all’autorizzazione unica.”
“Per investimenti piccoli è preferibile che le autorità locali mantengano una propria competenza.”
“Ci sono poi una serie di questioni anche legali, perché l’autorizzazione unica sostituisce pure i titoli edilizi dei Comuni e non è chiaro cosa succederà in futuro.”
“Presumo che in alcuni casi ci saranno anche dei ricorsi da parte degli enti locali.”
“Alcuni poteri è naturale che rimangano a livello locale.”
“Lo dico io che sono decisamente centralista su tante cose.”
“Il modello di autorizzazione unica ha funzionato e finalmente ha sbloccato tante situazioni.”
“Però avrebbe più senso mantenerlo per investimenti che abbiano una rilevanza nazionale, anche qualora si decidesse di estenderlo al Centro-Nord.”
Dalla crescita allo sviluppo
L’analisi di Giuseppe Coco mette in evidenza una questione centrale emersa più volte durante l’evento napoletano: la crescita economica registrata dal Mezzogiorno negli ultimi anni rappresenta un risultato importante, ma non ancora sufficiente per parlare di sviluppo consolidato.
Secondo l’economista, la sfida dei prossimi anni passerà dalla capacità di aumentare la produttività, investire sul capitale umano, favorire l’innovazione e costruire modelli amministrativi più efficienti, capaci di attrarre investimenti e generare valore stabile nel tempo.
Ecco il panel moderato da Coco: “L’innovazione motore del Sud”








