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Giulio Tremonti (ex ministro): «Il Putin di oggi non è più quello del G8 e di Pratica di Mare»

«Ai tempi dell’Unione sovietica, al Cremlino si usava dire: “L’Urss confina con chi vuole”. Era, questa, una formula che combinava la potenza ideologica del comunismo con la potenza militare della Russia. Tra le due, la più forte non era la potenza militare, ma la potenza ideologica: la proiezione quasi globale del comunismo. Per ironia della storia, ancora di recente, un messaggio opposto e parallelo era quello trasmesso dall’Unione europea: la Ue confina con chi vuole, perché rappresenta un attrattivo e superiore modello di civiltà e di progresso. Oggi, nella disputa sui confini tra Russia e Unione europea, c’è un vizio bilaterale. E, per capirlo, per correggerlo, non serve molta storia, ma una modica quantità di storia: tre distinte fasi della storia recente».

Lo racconta l’ex ministro Giulio Tremonti.

Export di democrazia

«La prima fase va dalla caduta del Muro di Berlino, dalla caduta del comunismo, fino alla fine degli anni Novanta. In questo tempo si sviluppa verso la Russia una pace oggettivamente punitiva: l’addebito delle colpe storiche del comunismo, l’idea che il modello sovietico possa essere sostituito dal modello politico dell’Occidente, export di democrazia e strutture di mercato. In questa fase, e lo ricordo bene, c’erano professori che dalle università occidentali migravano a Mosca e San Pietroburgo per insegnare la democrazia e il mercato – spiega in una intervista al Giornale – Per la verità, con limitati successi didattici. In parallelo, fuori dal mercato e fuori dalla democrazia, su tutto dominava il flagello degli oligarchi, che privatizzavano in modo certo meno elegante che sul Britannia.

Diverso, e molto più tollerante, l’atteggiamento verso la Cina. La seconda fase? È quella che va dalla fine degli anni Novanta fino alla prima decade del Duemila. È la fase in cui la Russia entra nel G7, che per questo diventa G8. È la fase politicamente più intelligente. Bilateralmente intelligente, sia per l’Occidente che per la Russia. E la fase della politica di Bush e Berlusconi. Erano certo evidenti i limiti “democratici” della Russia, ma da un lato si capiva quanto fosse (e sia) difficile governare nella purezza democratica un Paese che va da Anna Karenina a Gengis Khan, dall’altro lato si cominciava a vedere, per primi segni, un’evoluzione positiva della politica russa».

Ricordati di dire G8

«Il G7 era il luogo che concentrava la forza del mondo. Circa 700 milioni di persone, con attorno miliardi di persone. Era un corpus, unificato da un codice politico (la democrazia) un codice linguistico (l’inglese) e un codice economico (il dollaro). Bush e Berlusconi fanno entrare la Russia in questo corpus, la fanno sedere attorno allo stesso tavolo. Ricordo che Berlusconi mi correggeva sempre: “Ricordati di dire G8”. Questa era la posizione del mondo occidentale, che incorporava la Russia. Questa è la via che si sarebbe dovuto seguire».

Russia delegittimata

«Finita questa fase, quella del G8 e di Pratica di Mare, ne inizia una diversa, che concentra la sua criticità nel 2014. La criticità non c’è tanto quando l’Ucraina parla di Nato, quanto piuttosto, ed è l’inizio di tutto, quando l’Ucraina esprime il suo interesse per un “accordo commerciale” con la Ue. Proprio questo è il punto di inizio della crisi. La Russia, non più legittimata dal G8, inizia a temere l’esportazione della democrazia nei suoi confini».

Manca diplomazia

«È più probabile che ci conquistino i mongoli, che non i russi. Nella vecchia diplomazia si ragionava in termini di partita doppia, di ragioni e di non ragioni, di pro e di contro, anche di dare e di avere. È proprio questa quella che manca: una diplomazia del tipo che si faceva al tempo di Kissinger. Certo, il Putin di oggi non è più quello del G8 e di Pratica di Mare, ma proprio per questo devono comunque prevalere le ragioni della diplomazia».

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