Analisi, scenari, inchieste, idee per costruire l'Italia del futuro

Giuliano Ferrara su il Foglio: “Vi spiego la notazione storica significativa e intelligente della Meloni”

“Fa impressione il nome di Palmiro Togliatti in bocca a Giorgia Meloni (Corriere, lettera sul 25 aprile).

Togliatti fu il capo dei comunisti italiani e un collaboratore di Stalin a Mosca negli anni durissimi dello stalinismo più cupo”.

Lo scrive Giuliano Ferrara sul Foglio osservando che “ora Meloni afferma che l’amnistia varata dall’allora ministro della Giustizia Togliatti fu un passaggio nel negoziato costituzionale che portò a un testo il cui spirito era l’inclusione nella democrazia repubblicana anche degli sconfitti del 25 aprile e della maggioranza di italiani che aveva reagito con passività al fascismo.

Meloni vuole dire: nella Repubblica democratica nata dal 25 aprile ci siamo anche noi, che siamo oggi incompatibili con la nostalgia del fascismo, sebbene nati come eredi della sua sconfitta.

È una notazione storica significativa e intelligente – scrive Ferrara – in conflitto con la vulgata resistenziale degli epigoni dell’azionismo politico e culturale, una componente minoritaria ma nobile e tenace della Resistenza convinta che la guerra di liberazione dovesse mettere capo a una svolta radicale e moralmente rigeneratrice, dalle fondamenta, della storia italiana.

Per i comunisti e per i cattolici la storia era un oggetto politico diverso dall’astratto conflitto etico, il bene contro il male, di qui le loro scelte realistiche messe sotto accusa da quel radicalismo intellettualistico duro a morire, che ancora oggi ispira titoli demenziali di Repubblica come ‘La difesa della razza’ o ‘L’Italia divisa’ (giusto ieri).

Con la sua citazione di Togliatti, un tempo arcinemico ora testimone dell’inclusione come metodo democratico, Meloni invita a una matura reciproca legittimazione dei nemici di ieri trasformati dalla storia e dal passaggio delle generazioni umane.

Il 25 aprile resta una data simbolica della sconfitta del fascismo e dell’onore dovuto a chi combatté per liberarcene, ma la sua interpretazione resta anche un nodo storico.

Con l’aiuto di un testimone a sorpresa nella sua penna, Togliatti, e della sua posizione resistenziale sulla guerra oggi in Ucraina – conclude Ferrara – il capo della prima maggioranza e del primo governo di destra democratica della Repubblica argomenta le sue tesi a favore della riconciliazione nel segno inclusivo per tutti della libertà”.

SCARICA IL PDF DELL'ARTICOLO

[bws_pdfprint display=’pdf’]

Iscriviti alla Newsletter

Ricevi gli ultimi articoli di Riparte l’Italia via email. Puoi cancellarti in qualsiasi momento.

Questo sito utilizza i cookie per migliorare l'esperienza utente.