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Giovanni Quaglia (presidente Crt Torino): «Blocco dei dividendi Bce penalizzante. Fondazioni costruttori di comunità, governo tagli ires e reddito imponibile»

Le fondazioni sono pronte a fare la loro parte, nonostante il blocco dei dividendi della Bce. Per il presidente della Crt di Torino, Giovanni Quaglia, intervistato da Milano Finanza, il sistema avrà la forza per superare la crisi.

Sulla situazione del blocco dei dividendi da parte della Bce c’è necessità di non generalizzare tutte le realtà, per una misura che dovrebbe salvaguardare il sistema bancario e assicurativo.

«Se è vero che la raccomandazione della Bce va nella direzione di assicurare la tenuta del sistema bancario e assicurativo, abbiamo richiamato l’attenzione sul fatto che non tutte le realtà sono identiche. Inoltre, una normativa che impedisce di erogare dividendi fa mancare risorse importanti per i territori – per non parlare delle entrate fiscali per lo Stato – e mette a rischio la ripresa del Paese. Se questa situazione si riproponesse nel 2021, sarebbe un’ulteriore penalizzazione. In questo contesto guardiamo con favore al fatto che alcune realtà assicurative hanno deciso di procedere diversamente e auspico che in futuro sia concesso di distribuire dividendi almeno a quelle banche e assicurazioni che godono di buona salute».

Una mossa che, se non verrà cambiata, potrebbe destabilizzare le fondazioni italiane. Anche se per Quaglia, per il momento, non ci sono rischi.

«Credo però che alcune fondazioni dovranno ricorrere ai fondi di stabilizzazione che hanno creato nel tempo come una riserva cui attingere. Ma meno si attinge alle riserve, meglio è. In Fondazione Crt per ora non lo abbiamo fatto e crediamo di non doverlo fare».

Il periodo di crisi, allo stesso tempo, ha rialimentato le voci di consolidamento bancario. Così come la possibilità di acquisizioni da parte di altri gruppi stranieri.

«Sappiamo che dopo l’operazione Intesa-Ubi sono in corso ragionamenti per altre banche. Noi guardiamo con molta attenzione a questi movimenti, anche perché siamo azionisti pazienti ma non passivi e le banche, a volte impropriamente demonizzate, restano uno strumento di sviluppo per territori e imprese. Pur senza avere alcun pregiudizio sui gruppi esteri, credo che la presenza di istituti fortemente radicati in Italia sia essenziale. L’auspicio è che il consolidamento sia incentrato su gruppi a maggioranza italiana».

Ctr è anche azionista di Banco Bpm e Unicredit. Proprio quest’ultima negli ultimi anni, ha ricevuto numerose critiche per lo scarso interesse dimostrato nei confronti dell’Italia.

«Dal 2017 il management di Unicredit ha compiuto uno sforzo notevole per migliorare i fondamentali e la solidità della banca. L’impressione può esserci stata. Nell’ultimo anno però il top management mi sembra molto più attento ai territori, come dimostra la rivalutazione del ruolo degli advisory board che consentono un dialogo costante anche con i soci. Evidentemente la banca si è resa maggiormente conto dell’importanza di questi attori».

Il protagonismo delle fondazioni, all’interno di questo scenario di crisi, è più che mai evidente, avendo assunto «un ruolo di agenti di crescita, sviluppo e coesione sociale».

«Quanto stiamo facendo nel nostro territorio e in tutto il Paese con azioni di sostegno agli enti del terzo settore, al welfare, alla cultura, alla  scuola, all’innovazione; tutti ambiti messi a dura prova dalla crisi. Essenziale capire che le realtà non profit, oltre a generare posti di lavoro, contribuiscono alla tenuta del tessuto sociale, attutendo gli effetti negativi della pandemia».

La Fondazione Crt, come raccontato da Quaglia, ha messo in campo notevoli risorse anche in piena pandemia.

«Abbiamo investito oltre 40 milioni di euro per interventi nell’arte e cultura, nel welfare, nella formazione del capitale umano, nella ricerca scientifica, nell’innovazione. Abbiamo costituito una “riserva Covid” per sviluppare nuove progettualità improntate all’obiettivo della ripresa. Inoltre, per sostenere le piccole e medie imprese colpite dalla crisi, abbiamo realizzato con Banca Generali, Credimi e Finpiemonte l’operazione Italianonsiferma che, per la prima volta, fa affluire il risparmio privato alle realtà produttive in difficoltà, per complessivi 40 milioni di euro. Voglio peraltro ricordare che, malgrado la crisi e il taglio dei dividendi bancari, per il 2021 il sistema delle fondazioni piemontesi metterà in campo risorse per 240 milioni di euro».

Al governo Quaglia chiede «un taglio strutturale dell’aliquota Ires e una riduzione del reddito imponibile» per permettere alle fondazioni di liberare ulteriori risorse. Mentre di Cdp, che molti rinominano come una nuova Iri, dice: «L’Iri del dopoguerra è stata il volano della ripresa, e oggi noi abbiamo bisogno di una forte spinta per uscire dalla crisi. Cdp sta svolgendo pienamente la propria mission a sostegno del tessuto produttivo, delle comunità, delle amministrazioni locali».

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