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Giovanni Orsina (La Stampa): «La spinta “impolitica” che ha dato vita al governo Draghi sta già perdendo forza, con un’inevitabile riemersione della partigianeria»

«L’“impolitico” governo Draghi è nato con due compiti principali: gestire il piano vaccinale, e più in generale la sfida pandemica, e predisporre il piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR). A meno di tre mesi dalla nascita dell’esecutivo la spinta emergenziale e, appunto, “impolitica” di queste due missioni sta già perdendo forza». Lo scrive Giovanni Orsina sulla Stampa, spiegando perché, a suo avviso, «Salvini alza la posta».

«Inevitabilmente – osserva l’editorialista – riemerge allora la partigianeria, con tanta maggior energia quanto più è stata compressa nell’ultimo anno. Da ultimo, com’è noto, sull’orario del coprifuoco. Il coperchio che la pandemia ha messo sulla politica si sta allentando per due motivi. Il primo e più ovvio è che cominciamo finalmente a intravedere, o quanto meno sognare, il ritorno a una normalità relativa. Il secondo è che su lockdown e vaccini la discontinuità fra Draghi e Conte, benché tutt’altro che inesistente, è stata tuttavia modesta».

«Dalle elezioni europee del 2019 in avanti, il leader della Lega è stato il fulcro della politica italiana. Lo spazio pubblico si è diviso fra chi era con lui e chi contro di lui. A tal punto che il secondo governo Conte è nato e si è retto precariamente in piedi proprio perché era considerato l’ultimo baluardo prima del suo trionfo elettorale».

«E che ancora oggi è proprio all’ex ministro dell’interno che guarda il neosegretario democratico Enrico Letta, è a lui – o meglio, contro di lui – che si appoggia per rafforzare l’identità del proprio partito e della propria coalizione. Conservare questa posizione di centralità politica fino al prossimo voto, così da incassarne infine i dividendi, è l’obiettivo del leader leghista».

«Ma il passare del tempo, una strategia propagandistica dispendiosa della quale l’opinione pubblica tende a stancarsi presto, la difficoltà di far politica in una pandemia, la concorrenza di Giorgia Meloni rappresentano ostacoli di non poco conto».

«È possibile allora, come spesso si dice, che Salvini abbia deciso di entrare nel governo Draghi soprattutto perché gli interessi produttivi dell’Italia settentrionale, ossia l’anima della Lega incarnata piuttosto da Giancarlo Giorgetti o Luca Zaia, lo hanno spinto in quella direzione. Ma una volta tornato in maggioranza, quali che ne siano stati i motivi, non può che mettere questa posizione al servizio della sua strategia di recupero della centralità politica».

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