Era prevedibile – afferma Giovanni Bianconi sul Corriere della Sera – che un governo di destra desse subito una forte impronta identitaria alla propria azione; prevedibile e legittimo, in virtù di un successo elettorale chiaro e sostanzioso.
Meno scontato – secondo Bianconi – era che questa impronta si accompagnasse a un’approssimazione che neppure certe orgogliose rivendicazioni riescono a nascondere.
Il nuovo reato di rave party, introdotto da un decreto-legge basato sull’emergenza di un evento che nel frattempo s’è risolto senza incidenti sulla base delle vecchie regole, ha finito per creare più confusione che identità.
Qual era l’urgenza da affrontare? Nelle stesse ore — e sempre dal Viminale, dove si vigila sull’ordine e la sicurezza pubblica — è partito un braccio di ferro internazionale sulla gestione dei migranti.
Che esista un problema immigrazione pressoché ignorato dagli altri Paesi europei, i quali dovrebbero farsene carico anziché lasciare l’Italia sola ad affrontarlo, è innegabile.
È però difficile immaginare di risolverla ingaggiando battaglie legali o diplomatiche con i governi da cui bisognerebbe ottenere collaborazione e non rigide contrapposizioni.
Da ultimo ma non ultimo, l’ipotesi di togliere la titolarità sulla Protezione civile al presidente del Consiglio per affidarla al neonato ministero del Mare.
Incorporare la Protezione civile nella presidenza del Consiglio sottraendola all’originario ministero dell’Interno fu un passo avanti che ha consentito a quella struttura di diventare un’eccellenza riconosciuta nel mondo; possibile che per non scontentare il leader leghista Matteo Salvini (che alle Infrastrutture ha mantenuto la competenza sulla Guardia costiera) né l’esponente di Fratelli d’Italia messo a capo del nuovo ministero, si sia costretti a un passo indietro tanto evidente quanto potenzialmente dannoso?
Sarebbe un altro prezzo da pagare a un’approssimazione identitaria che questo Paese non merita.








