Urgenza di preparsi al riscatto, anche con l’aiuto delle élite. Così il sindaco di Bergamo Giorgio Gori prepara la ripartenza di Bergamo e del Paese e lo spiega in un’intervista al Corriere della Sera.
«È quasi un incitamento, e vale sia per Bergamo che per l’Italia. Per la mia città rappresenta l’urgenza di rimettersi in piedi. Per il nostro Paese quella di superare problemi che si porta dietro da molto tempo. È durante la crisi che dobbiamo riuscire a progettare il futuro».
Secondo Gori durante l’emergenza c’è stata «un’ampia parte della classe dirigente che ha ritenuto che la politica non la riguardasse. Le élite sono state sotto accusa perché autoreferenziali e conservatrici: giustamente».
Un errore da non commettere più e da compensare nella sfida dei prossimi mesi. Che richiama alle armi quelle élite, fino ad ora troppo passive. «Per governare la complessità serve la cultura delle élite, purchè empatiche e generose. Il Covid è un ulteriore ostacolo che rischia di inchiodarci al presente. Ma per la politica è vitale avere un orizzonte più lungo, che non sia determinato dall’ultimo sondaggio. Per questo ci vogliono strumenti che restituiscano alla politica la capacità di decidere e partiti più forti, radicati nella società».








