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Massimo Giannini (La Stampa): «Il governo ha il dovere di introdurre l’obbligo vaccinale»

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Ripercorrendo la sua esperienza diretta con il Covid, Massimo Giannini, sottolinea l’importanza di vaccinarsi e di adoperare gli strumenti forniti dalla scienza e dalla ricerca, anche per chi non ce l’ha fatta. E lancia l’appello al governo: «introdurre l’obbligo vaccinale».

«Un anno fa, di questi tempi, passavo a casa la mia convalescenza di “covidizzato” in via di guarigione. Dopo quasi un mese di ricovero in ospedale, e nove giorni di terapia intensiva, il maledetto virus stava finalmente mollando l’assedio al mio corpo. Senza alcun merito, avevo vinto la battaglia: il caso, il destino, un dio, il nulla: chiunque o qualunque cosa fosse, aveva voluto così».

«Negli ospedali assediati si combatteva a mani nude e alla cieca, in quel tempo che ci sembra lontano e non lo è: ossigeno, punture di eparina sull’addome, chi somministrava antibiotici, chi Remdesivir ad alte dosi. Si procedeva per tentativi, senza sapere nulla. Né del veleno, né dell’antidoto. Da allora, 135 mila “soldati” come me non hanno avuto la mia stessa fortuna. Sono caduti sul campo. Tra paure, solitudini e sofferenze di cui oggi, minacciati dalla pandemia che torna a colpire, vediamo riavvicinarsi lo spettro. Non c’è pace al ricordo di chi non ce l’ha fatta: quel che è perso, è perso per sempre», prosegue.

«Ma c’è cura al dolore di chi resta: la scienza ci offre gli strumenti per scongiurare che la tragedia si ripeta. Per la memoria degli uni, e per la speranza degli altri, il governo ha oggi un solo dovere, etico e politico: introdurre l’obbligo vaccinale. Subito. Basta mettere in fila i fatti per capire che non c’è più un solo minuto da perdere. Si tranquillizzino i sedicenti “Guerriglieri” che avvelenano la rete e inquinano la piazza: l’allarme Quarta Ondata non lo teorizzano i succhiasangue di Big Pharma, ansiosi di decuplicare i profitti. Lo lancia Hans Kluge, direttore dell’Organizzazione mondiale della sanità.

«Che ci sia un nesso tra bassi tassi vaccinali e alti tassi di viralità e mortalità, di nuovo, non è una teoria della Spectre Sanitaria che vuole imporre la dittatura al pianeta. Lo dicono i numeri. In Russia, con 144 milioni di abitanti, il tasso di vaccinazione è risibile: solo un terzo degli adulti ha completato il ciclo vaccinale, e tre su quattro di chi non si è ancora vaccinato non ha intenzione di farlo. In Germania, secondo le indicazioni del Robert Koch Institute, ad oggi per tenere il Paese in sicurezza almeno il 90% della popolazione avrebbe dovuto completare il ciclo vaccinale, e invece sono fermi al 67%», sottolinea su La Stampa.

«Secondo un’inchiesta della Tageszeitung, ben 27 milioni di tedeschi non hanno ricevuto neanche la prima dose, “e la maggior parte di loro non vuole farlo in futuro”. In Bulgaria c’è il tasso di vaccinazione più basso, al 29,9%, e il numero più alto di decessi per milione di abitante, 23,2. L’Italia resta un campione, l’abbiamo scritto e ne siamo orgogliosi. Con un tasso di vaccinazione medio dell’83%, abbiamo il tasso di mortalità per milione di abitante più basso dell’Unione: 0,9. Secondo il portale “Our World In Data” il nostro Paese, con un punteggio di 71,3, è quello che mantiene in vigore le restrizioni più severe, seguito dalla Francia a quota 66,6. Ma ora abbiamo la certezza che tutto questo non basta più».

«A Torino, nelle Asl, già ora restano disponibili solo 10 terapie intensive, intasate di malati Covid non vaccinati per oltre il 90% dei casi. A Roma, dove sono stato ricoverato, il quadro è lo stesso: lo Spallanzani occupa per coronavirus 22 terapie intensive su 40, l’Umberto I ne occupa 12 su 15, il Gemelli 22 su 30. Con un indice Rt che ha superato la soglia di 1 alla fine di ottobre e adesso viaggia oltre quota 1,2, un ritmo vaccinale crollato di 700 mila prime dosi nell’ultimo mese secondo i dati Gimbe, dobbiamo stringere ancora il cerchio intorno al nucleo duro e dissennato della resistenza No Vax. E l’unico modo per farlo è passare all’obbligo assoluto e generalizzato. Se non ora, quando? Resto convinto, per mille ragioni, che questa misura avremmo dovuto introdurla fin dall’inizio. Lo dissi in diretta tv all’allora premier Conte, a “Porta a porta”».

«L’ho ribadito più volte al ministro della Salute Speranza. Ogni volta la stessa risposta: “Non possiamo, finiremmo per polarizzare ancora di più gli schieramenti e produrre così l’effetto contrario”. Non ho mai condiviso questa preoccupazione. Introdurre l’obbligo quando l’emergenza era drammatica, quando ancora si moriva nei pronto soccorso e si restava chiusi in casa, avrebbe mitigato l’impatto psico-sociale dell’obbligatorietà. Per rispettare un malinteso principio di libertà, materialmente e costituzionalmente non alternativo né sovrapponibile al diritto alla salute, si è scelta la strada intermedia dei Green Pass “progressivi”: prima nei presidi sanitari, poi nei locali pubblici, infine nei luoghi di lavoro».

«Ha avuto senso, comunque, perché ha dato una spinta essenziale alla fase uno delle vaccinazioni. Ma ha generato lo stesso la temuta “polarizzazione”, testimoniata dai cortei che ormai animano i sabati italiani, come fino a un anno fa quelli dei gilet gialli animavano i sabati francesi. Minoritari e patetici, come i Tujac e i Puzzer a Trieste. Sovversivi e delinquenti, come i Castellino e gli Aronica a Roma. Resta il fatto che circa 7 milioni di italiani non sono vaccinati. In questo composito “blocco sociale” c’è sicuramente una parte, irriducibile e irresponsabile, che non lo vuole fare».

«E com’è andato a manifestare nonostante i divieti del Viminale, non lo farebbe nemmeno di fronte all’obbligo. Ma ce n’è sicuramente un altro, voglio credere più numeroso, che invece non l’ha ancora fatto per timore, pregiudizio o ignoranza. Ed è su questo che l’obbligo, debitamente spiegato e mediaticamente promozionato, può produrre effetti significativi».

«Mentre la rifiuto quando pretende di mettere in discussione verità medico-scientifiche di cui nulla può sapere (come ciascuno di noi, cittadini qualunque), riconosco la legittimità della critica dei Cacciari, Agamben, Irti, quando verte sulla natura potenzialmente distorsiva dei dispositivi emergenziali nei sistemi liberaldemocratici. Se il problema è giuridico, le garanzie non mancano. La Costituzione all’articolo 32 non vieta trattamenti sanitari coercitivi, purché disciplinati dalla legge e rispettosi della persona umana. La Consulta ha più volte ribadito la legittimità costituzionale dell’obbligo, l’ultima volta con la sentenza numero 5 del 2018».

«Il problema è con tutta evidenza politico. Dunque, tocca al governo decidere, senza indugi che a questo punto risultano incomprensibili. Nella permanente e a tratti incoerente lotta alla pandemia ne abbiamo viste di tutti i colori. Nell’era del Conte Due era il governo che accelerava sulle restrizioni, mentre le Regioni e le associazioni di categoria invocavano riaperture. Oggi tutti i governatori e tutte le confindustrie chiedono il giro di vite, mentre il governo sembra esitare. Proprio Draghi, che ha avuto il grande merito di imprimere la svolta alla campagna vaccinale, perché “il vaccino è vita, il virus è morte”, e perché il “Green Pass salva l’economia, il No Green Pass la uccide”, ora sembra temporeggiare».

«Non gli basta l’esempio dell’Austria, che prima concede il “Super Certificato Verde” per entrare al ristorante solo ai vaccinati e ai guariti (innescando così quella che la Süddeutsche Zeitung chiama “la sindrome della cotoletta”), poi impone l’obbligo vaccinale per tutti. In questa immane sciagura l’Italia è stata un modello su scala mondiale, e gli italiani un esempio riconosciuto da tutti i capi di Stato del pianeta. Questo primato sanitario non va perso. Questo “patrimonio” civico non va disperso. Nessuna posta in palio è più importante di questa. Nemmeno il Quirinale».

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