Negli ultimi giorni del 2021, il secondo anno di pandemia, Massimo Giannini trae un rapido bilancio, concentrandosi sulla situazione politica, le imminenti elezioni del Presidente della Repubblica, e i numerosi candidati «invotabili» e il favorito «Nonno Mario».
«L’anno 2 dopo Covid è agli sgoccioli. Ad essere onesti, speravamo in una fine migliore. Dopo ventidue mesi di guerra il virus non è vinto. È ancora tra noi. E come noi combatte e resiste», scrive Massimo Giannini su La Stampa. E osserva: «Il governo Draghi ha gestito bene le “politiche post-virali” ma la missione è tutt’altro che compiuta e per questo la conferenza stampa di fine d’anno del premier è risultata vagamente distopica. A dispetto dell’esegesi postuma di Palazzo Chigi, “Nonno Mario” ha prenotato davvero un posto al Quirinale. Ha dato il fischio d’inizio della partita per il Colle, con un’auto-candidatura implicita ma evidente».
Si chiede ora Giannini: «Torna la domanda cruciale di queste settimane e delle prossime: Draghi al governo o Draghi al Colle? Cosa è più utile non alle persone e ai partiti, ma all’Italia?», per rispondere: «Ma è anche vero, soprattutto dopo la sua quasi subliminale “discesa in campo”, che al momento è il candidato più credibile per il Colle. Quello che si avvicina di più al profilo del “presidente di tutti” e del vero “garante della Costituzione”, come fu Carlo Azeglio Ciampi nel 1999».
Ma «conviene alla destra, perché Berlusconi è invotabile, un altro presidente “di sinistra” pure, ma un presidente “terzo” come l’attuale premier non sbarrerebbe la strada a Meloni o Salvini, probabili vincitori delle prossime elezioni e conviene alla sinistra, perché ha tanti auto-candidati che riempirebbero l’elenco telefonico ma non ha i voti per imporne uno suo, e dunque tanto vale mettere il cappello sul “migliore” in campo, anche se è un ex banchiere centrale».
Però, conclude il direttore, «a gennaio tutto sarà più chiaro. Restano solo una variabile e una speranza. La variabile è la variante: se Omicron non si piega, sarà difficile immaginare uno scenario politico diverso dall’attuale. La speranza è questa: a Palazzo Chigi o al Quirinale, purché si salvi il soldato Draghi. “Nonno Mario” ai giardinetti sarebbe l’ultima autodafé di un Paese anormale».
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