“Le guerre possono cambiare drammaticamente il corso della storia e con essa l’intera architettura delle relazioni internazionali”.
Così Gianni Vernetti su Repubblica parlando di “spartiacque dei diritti”: “La guerra nel cuore dell’Europa voluta dal satrapo di Mosca – scrive l’editorialista – non ha soltanto seminato morte e distruzione in Ucraina, ma ha provocato un’onda tellurica che ha investito direttamente l’organizzazione nata dopo il secondo conflitto mondiale: le Nazioni Unite.
Ieri mattina a New York l’Assemblea Generale ha messo ai voti la Risoluzione sulla “Sospensione del diritto di partecipazione della Federazione Russa al Consiglio dei Diritti Umani” presentata da un nutrito gruppo di Paesi democratici fra cui l’Italia. La Risoluzione è stata approvata con 98 voti favorevoli, 24 contrati e 58 astenuti.
Con il voto di ieri è cresciuto ulteriormente l’isolamento internazionale della Federazione Russa e come ha rilevato il ministro degli Esteri Dmytro Kuleba «i criminali di guerra non posso sedere negli organismi delle Nazioni Unite che hanno il compito di proteggere i diritti umani».
La guerra in Ucraina era già costata alla Russia l’esclusione dal Consiglio d’Europa. Ma il voto di ieri in Assemblea Generale – dice Vernetti – stabilisce un nuovo spartiacque e descrive la nuova faglia geopolitica degli anni venti di questo secolo: il confronto fra democrazie e autocrazie, la competizione fra tutela dei diritti fondamentali e uso illegale della forza militare.
I 24 Paesi che hanno votato contro la Risoluzione rappresentano con chiarezza quella coalizione che in questi anni è cresciuta e si è rafforzata in funzione anti-occidentale: quell’alleanza delle autocrazie che unisce le due grandi dittature del pianeta, Russia e Cina. La Cina, dopo essersi astenuta nelle prime votazioni di condanna, questa volta ha fatto una chiara scelta di campo.
Con ieri, il patto del 4 febbraio fra Xi Jinping e Putin, che prefigurava un’alleanza “senza limiti” fra le due autocrazie in grado di proporsi come un nuovo blocco alternativo alle democrazie liberali, è diventato una realtà. Per l’Occidente – conclude – è il tempo di archiviare appeasement e realpolitik, per costruire una nuova agenda comune fra le democrazie, in grado di globalizzazione i diritti; promuovere e diffondere democrazia e stato di diritto; sostenere la dissidenza nei regimi non democratici”.








