Gianni Trovati, giornalista de Il Sole 24 Ore, è intervenuto agli Stati Generali della Ripartenza organizzati dall’Osservatorio economico e sociale Riparte l’Italia il 29 e 30 novembre 2024 a Bologna.
Ecco le sue dichiarazioni prima di intervistare Nazario Pagano, Gaetano Manfredi e Giuseppe Romano.
“Dagli Stati Generali della ripartenza nasce un appello allo spirito di unità, allo spirito di coesione che oggi è quanto mai necessario sia a livello politico ma anche a livello civile, a livello imprenditoriale. Sì, in particolare lo ha fatto il Presidente della Commissione Affari Costituzionali della Camera che occupa il tavolo da cui passano le riforme istituzionali che dovrebbero dare una grossa mano alla ripartenza di cui è il titolo dell’evento. Vede, se il livello di discussione anche senza un unanimismo, non c’è bisogno di essere d’accordo per discutere civilmente e arricchirsi l’un l’altro con i propri argomenti, se il livello di discussione in generale avesse la densità e la compostezza ma anche l’intensità che ha qui agli Stati Generali della ripartenza l’Italia andrebbe molto meglio di come va.
Questo è il grande pregio dell’evento, il grande difetto è che uno sta qui due giorni, si abitua a questo livello, poi ritorna a vedere cosa succede in Parlamento, sui giornali eccetera e la delusione è ogni volta abbastanza forte. C’è una necessità di riscoprire la parte costruttiva del dibattito senza perdersi in polemiche distruttive, questo è un po’ il modello che si pone. Abbiamo parlato di riforme, perché le riforme istituzionali che sono la cosa più complessa da portare avanti non arrivano mai al termine, sono 40 anni che l’Italia tenta di fare grandi riforme, magari ne approva in Parlamento, si fa una grande discussione e poi vengono bocciate dal referendum, altre volte non arrivano nemmeno all’approvazione finale.
Proprio è un tema non di contenuto della riforma, ma di modo in cui la si porta avanti. Il Presidente Casini ha fatto una lezione di politica questa mattina parlando di geopolitica, di scenari internazionali, ma chi ascoltava ha notato che anche sulle posizioni o sulle persone più lontane da lui il giudizio non era mai inutilmente tagliente, ma c’era sempre il tentativo di raccogliere l’opportunità che può arrivare anche dalle situazioni più difficili. La politica è l’arte degli accordi, è l’arte delle intese, non è l’arte delle sportellate in faccia, quello è il wrestling, che è un’arte che ad alcuni piace, ad altri meno, ma è un altro mestiere”.








