«La marea umana che ha varcato le barriere di Ceuta, l’ondata di migranti sbarcata la scorsa settimana a Lampedusa, i naufragi sempre più frequenti nel Canale di Sicilia stanno obbligando l’Unione Europea ad aprire gli occhi sul Mediterraneo e rendersi conto di una situazione senza precedenti». Lo scrive su Repubblica Gianluca Di Feo.
«La pandemia, il terrorismo, il moltiplicarsi degli Stati sull’orlo del fallimento – scrive – rischiano di spingere verso il mare una moltitudine di persone disperate, pronte a tutto per trovare condizioni di vita decenti. I fronti aperti sono tanti, con cause diverse che spesso si innestano in crisi antiche o sono alimentate da interessi geopolitici spregiudicati, come quello della Turchia».
«L’effetto complessivo però questa estate potrebbe assumere le dimensioni di una catastrofe umanitaria. Al primo posto c’è la Tunisia, l’unica fragile democrazia partorita dalla Primavera araba, dove le condizioni economiche continuano a precipitare. Non a caso, la commissaria europea Ylva Johansson oggi sarà a Tunisi assieme alla ministra dell’Interno Luciana Lamorgese».
«L’Italia da sola può fare poco e il governo Draghi ha chiesto che la questione entri prepotentemente nell’agenda del vertice di Bruxelles della prossima settimana: soltanto un intervento su scala globale dell’intera Unione può affrontare la situazione prima che sia troppo tardi. E non si tratta di tamponare le crisi, distribuendo fondi per incentivare governi e polizie a fermare le partenze».
«Mai come ora – conclude Di Feo – è diventata impellente una vera politica estera che renda la Commissione europea protagonista di una stabilizzazione del Mediterraneo. Comprare brevi moratorie non risolve i problemi strutturali, che finiscono per riproporsi a ogni estate, e aumenta lo sfruttamento della disperazione».
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