Il Mes è una misura da vecchia Europa. Non ha dubbi il vicesegretario della Lega e responsabile del dipartimento esteri, Giancarlo Giorgetti, intervistato da Andrea Malaguti per La Stampa. Avete convinto voi Berlusconi a fare marcia indietro sul Mes? «No, credo che andando al di là dell’euro-lirismo di moda a sinistra abbia capito che il Mes è la coda terminale di una vecchia Europa che non va più bene». Il centrodestra non è mai stato così spaccato. «Mi pare piuttosto che abbiamo ritrovato unità. Certo, se qualcuno di Forza Italia vuole fare il portatore d’acqua del governo, allora può serenamente andare per la sua strada».
Anche il Recovery Fund fa parte dell’euro-lirismo? «No, è esattamente l’opposto. Il Mes è uno strumento figlio di un approccio superato fatto di ortodossia e di austerità. Il Recovery Fund è figlio di una Europa diversa che cerca di immaginare delle risposte comuni con strumenti nuovi». I soldi del Mes sanitario però sono lì, quelli deli Recovery restano bloccati da polacchi e ungheresi. «Se vogliamo dirla tutta, fino a questo momento il sistema si è retto sull’intervento della Bce che ha sostenuto, come giusto e doveroso, una politica espansiva, tanto è vero che siamo in una situazioni di tassi zero o addirittura negativi». È esattamente quello che sostiene chi vuole il Mes sanitario. «Chi lo dice però si dimentica di specificare che la supposta mancanza di condizionalità ha come unica garanzia la letterina senza alcun valore giuridico di due commissari».
In Italia avete votato lo scostamento. Anche quella è realpolitik? «Il Recovery Fund condizionerà i nostri prossimi trent’anni, dovrebbe essere ovvio coinvolgere l’opposizione, perché il governo che arriverà tra due o sei anni, dovrà farsene carico e non potrà dire: ripartiamo da zero. Invece arriva la mitica task force e le opposizioni restano escluse. Mi pare quanto meno un modo miope di fare le cose. Peggio, stupido».








