Interpellato, nel corso di un’intervista a Sky, su un possibile ulteriore consolidamento a livello domestico, il presidente di Intesa Sanpaolo Gian Maria Gros-Pietro ha risposto: «in Italia no, Intesa Sanpaolo ha raggiunto i limiti concessi dall’Antitrust» dopo l’acquisizione delle filiali e dei rapporti bancari e assicurativi di Ubi Banca.
Mentre per le fusioni bancarie transfrontaliere, ha spiegato, «servirebbero regole appetibili e comuni che ancora mancano. La Capital market union è un obiettivo che deve essere raggiunto altrimenti non riusciremo a competere con i sistemi bancari americani e asiatici. Nelle operazioni cross-border gli azionisti, per acconsentire, devono vedere un vantaggio, ovvero servono sinergie. E senza condizioni regolamentari omogenee non si può creare un vantaggio per entrambe le banche coinvolte nell’ipotetica fusione».
Per il presidente del principale istituto di credito italiano, l’Europa deve rivedere il suo sistema bancario che appare sottodimensionato rispetto ad altri. «Scorrendo la classifica mondiale delle principali banche per attivi ne individuiamo cinque cinesi, cinque americane e quattro giapponesi…Solo successivamente compaiono le prime europee. Siamo deboli per quanto riguarda la finanza».
«Ma se vogliamo arrestare il cambiamento climatico, favorire l’economia circolare e cogliere altre sfide economiche e sociali abbiamo bisogno di un sistema finanziario forte con una quota di banche Ue tra le maggiori al mondo: l’indicazione di Draghi non è rivolta solo all’Italia».
Tutto ciò in un contesto in cui l’economia italiana, pur sofferente, ha delle basi solide ed è pronta a reagire quando le misure di lockdown si affievoliranno. Per Gros-Pietro, infatti, le previsioni che l’Ocse ha fatto sulla crescita del Pil dell’Italia (+4,1% per il 2021) non sono soltanto il frutto di una reazione tecnica.
In queste stime «c’è sicuramente un effetto aritmetico: più è basso il denominatore, migliore è il rapporto. Avendo visto l’Italia un calo maggiore del Pil rispetto ad altri Paesi Ue ora farà un po’ meglio. Ma io credo che l’Italia abbia davvero una migliore capacità di rimbalzo rispetto agli altri Paesi, le esportazioni nel 2020 sono andate meglio di quelle tedesche».
«Quella in corso è una crisi molto diversa rispetto a quelle precedenti di questo secolo: si è creata perché le imprese sono state obbligate a chiudere e a interrompere la produzione, non appena rimuoveranno queste condizioni il rimbalzo sarà molto forte. L’economia italiana è molto veloce a riadattarsi».
Nel corso della pandemia, ha continuato, le imprese sono riuscite a mettere «fieno in cascina: al sistema imprenditoriale sono affluiti 63 mld netti dalle banche senza considerare il rimborso di debiti vecchi, quindi 63 mln nuovi. Parallelamente i depositi presso le banche sono aumentati di 88 mld. Questo significa che le aziende hanno accantonato una parte del loro cash flow e avranno potenza di fuoco da spendere quando ripartiranno gli investimenti e quando capiranno in quale direzione destinarli».
Per quanto riguarda la necessità di restrizioni più dure ma più limitate nel tempo, Gros-Pietro ha spiegato: «l’economia soffre molto le chiusure e le riaperture dovute al lockdown: se fosse possibile una soluzione drastica e definitiva sarebbe augurabile, ma non sono in grado di dire se la soluzione drastica sarebbe completamente risolutiva». Il presidente ha poi ricordato che le banche non hanno mai chiuso e che le filiali hanno sempre offerto il loro servizio.
«La pandemia non sparirà completamente – ha aggiunto – questo significa che cambierà il modo di produrre: si parla anche di ridurre la dipendenza dall’esterno per beni indispensabili», occorre prepararsi.








