Sulla Stampa Gian Enrico Rusconi tratta del caso Germania, in difficoltà nell’arginare la pandemia, e dove i cittadini – come ha rilevato l’autorevole Die Zeit – stanno perdendo la fiducia nel loro Stato.
«Non è una affermazione di poco conto per la storia e la società tedesca», osserva Rusconi. «Non si tratta di una generica insoddisfazione verso il sistema partitico o singole personalità politiche. La lotta alla pandemia è considerata un compito specifico dello Stato in quanto istituzione nella sua interezza, comprensiva delle sue articolazioni amministrative e regionali. Di conseguenza l’insoddisfazione per la deficitaria gestione della pandemia investe lo Stato come tale».
«Il tradizionale affidamento dei tedeschi alle competenze dello Stato sta venendo meno come mai è accaduto prima. Di fronte a questo quadro viene spontaneo pensare alla situazione italiana. Materialmente è altrettanto seria e motivo di lamento, ma non sembra tradursi in un’accusa così diretta allo Stato come tale».
«A differenza dell’Italia, da anni in Germania il ruolo e la personalità della cancelliera Angela Merkel hanno in qualche modo concentrato in lei “la politica nazionale tedesca”. Le difficoltà attuali della sua gestione della pandemia sembrano così estendersi alla classe politica in toto».
«In Italia invece la sensazione diffusa che l’insieme dei partiti e della classe politica intera non sia all’altezza della situazione, ha prodotto (per il momento) la fiducia in una singola personalità che non proviene dalla politica, Mario Draghi, gratificato di grandi aspettative per le sue esperienze europee nel ruolo di presidente della Bce».
«L’Italia così ha finalmente un rappresentante in Europa che può stare al fianco di Macron e Merkel. Ma il rischio – conclude Rusconi – è che ci si attenda da lui un’azione surrogatoria di uno Stato percepito come inaffidabile e di partiti incapaci di governare».








