Gian Antonio Stella parla dello scatto che serve all’Italia per rilanciare il turismo, «il nostro tesoro».
Il «piano Colao», osserva Stella in un suo editoriale sul Corriere della Sera, un cenno alla questione lo fa, suggerendo più attenzione a nautica, enogastronomia, shopping e progetti «di comunicazione in lingua rivolti ai Paesi target».
Ma, a suo avviso, è un consiglio un pò riduttivo per un Paese che, convinto d’essere il sogno di tutti i viaggiatori del pianeta, ha sempre l’aria di dire «de qua dovete passa’».
«Cosa sia stato l’uragano Covid-19 l’ha spiegato, su dati Istat, Il Sole 24 Ore: senza il coronavirus ci sarebbero state 81 milioni di presenze (ovvero il 18% del totale annuale), il 23% delle presenze annuali di stranieri, nonché il 20% delle presenze annuali in strutture alberghiere. Sempre nel trimestre i soli turisti stranieri avrebbero speso circa 9,4 miliardi di euro».
Una botta durissima. Dopo la quale non basterà tornare «come prima».
«Ci vorrà dunque il coraggio di fare delle scelte. Che tipo di turismo vogliamo, dopo avere via via perso quote mondiali (nel ’70 eravamo primi al mondo per numero di turisti, oggi quinti col rischio di altri sorpassi)? Insistiamo con un certo turismo sgangherato che ha devastato migliaia di chilometri di coste o cerchiamo di rammendare il più possibile il nostro territorio, unico e bellissimo?».
«Cerchiamo di rastrellare ancor più turisti mordi-fuggi e crocieristi e barbari in canottiera da riempire ogni bugigattolo in città delicate come Venezia per rifarci dei mesi più duri o proviamo a immaginare finalmente qualcosa di diverso?»
«L’Europa ci chiede riforme. Prenderci dignitosamente cura, tutti insieme e non solo gli eroi invisibili, di quel tesoro paesaggistico, artistico e monumentale del quale siamo (spesso immeritatamente) eredi sarebbe un passo straordinario».








